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Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

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Nulla la clausola “claim’s made” che prevede la copertura assicurativa al paziente solo se la richiesta di risarcimento giunge prima della scadenza della polizza

Con sentenza n. 10506 del 28.4.2017, la sezione III della Corte di Cassazione ha stabilito che è da ritenersi nulla la cosiddetta clausola “claim’s made”, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un’azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura è prestata solo se, tanto il danno causato dall’assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell’assicurazione. Ciò poiché, secondo la Suprema Corte, tale clausola costituisce un patto atipico non meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322, comma II, c.c. Esso, infatti, realizzerebbe un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell’assicuratore, poiché alcune patologie postume sono silenti ed evidenti solo a distanza di tempo.

In caso di abusiva erogazione del credito, la banca risponde della mala gestio della srl fallita in solido con l’amministratore

Con sentenza n. 9983 del 20.4.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che il Curatore di una srl, dichiarata fallita, è legittimato a proporre l’azione di responsabilità per il risarcimento dei danni contro l’amministratore della società medesima, ma anche nei confronti della banca, se quest’ultima ha abusivamente erogato un credito.

Secondo la Suprema Corte, se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell’accorta gestione imprenditoriale quanto all’amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale della società, integra un concorrente illecito della banca, la quale deve seguire i principi di sana e prudente gestione, valutando il credito in base a informazioni adeguate.

 

Il proprietario/venditore risponde dei vizi dell’edificio condominiale anche se viene citato dall’amministratore senza la delibera dei condomini e se ha appaltato i lavori a una ditta terza

Con ordinanza n. 9911 del 19.4.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’amministratore è legittimato a citare in giudizio il costruttore ai sensi dell’art. 1669 c.c. per ottenere l’eliminazione dei difetti di costruzione, che possano mettere in pericolo la sicurezza dell’edificio, anche senza una preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea. Inoltre, a rispondere nei confronti del condominio è l’originario proprietario del terreno, nonché venditore delle unità immobiliari, ancorché egli avesse materialmente appaltato ad un terzo i lavori edilizi. Ciò poiché l’azione di responsabilità ex art. 1669 c.c. può essere esercitata non solo dal committente contro l’appaltatore ma anche dall’acquirente contro il venditore.

Il conduttore che recede senza rispetto del termine di preavviso è tenuto a corrispondente al locatore il canone sino al subentro di un nuovo inquilino o, comunque, per tutto il periodo di preavviso

Con ordinanza n. 9271 del 11 aprile 2017, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha stabilito che, nel caso di recesso (ancorché per gravi motivi) da parte del conduttore dal contratto di locazione, senza il rispetto del termine di preavviso (nel caso di specie, sei mesi), l’accettazione del locatore all’anticipata riconsegna dell’immobile locato, con la riserva di ottenere il pagamento dei canoni non ancora scaduti fino al termine del contratto, non fa venire meno per il conduttore l’obbligo di pagare il canone per tutto il periodo di preavviso ovvero fino al momento in cui l’immobile medesimo venga locato a terzi.

L’accettazione della riconsegna dell’immobile non può essere interpretata come una manifestazione tacita della volontà di sciogliere consensualmente il rapporto di locazione.

Non va risarcito il danno per il morso di un cane se è la vittima ad avvicinarsi per provare a calmarlo

Con sentenza n. 1102 del 24 ottobre 2016, il Tribunale di Ascoli Piceno ha stabilito che deve essere rigettata la domanda risarcitoria proposta dalla vittima della lesione procurata dal morso di un cane, laddove la ferita alla mano si spiega con l’avvicinamento della vittima all’animale, che si trovava al di là del recinto, allo scopo di accarezzarlo e ‘calmarlo’. Si deve ritenere, infatti, che tale condotta della vittima debba escludere la responsabilità ex art. 2052 c.c. del proprietario, poiché comunque denota una certa imprudenza nell’avvicinarsi, senza alcuna reale necessità, ad un animale sconosciuto che, peraltro, stava manifestando, abbaiando, segni di nervosismo aggressivo contro il visitatore.

E’ nullo l’accordo tra locatore e inquilino che, in corso di contratto, prevede l’aumento del canone e non il mero aggiornamento dell’importo

Con sentenza n. 8669 del 4 aprile 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che deve ritenersi nulla la transazione stipulata in corso del rapporto di locazione, laddove essa non poteva avere altro scopo che consentire al locatore dell’immobile a uso non abitativo di lucrare un canone ben più alto di quello che gli sarebbe spettato secondo i criteri dell’art. 32 della legge 392/1978.

Il corrispettivo di detta operazione, infatti, era costituito dal timore del conduttore che il locatore potesse procedere in via giudiziale (peraltro sulla base di una disdetta nulla), dovendosi ritenere che le parti non abbiano voluto un nuovo contratto, bensì la mera prosecuzione di quello esistente con l’unica differenza costituita dall’aumento del canone.

Si tratta, dunque, di una transazione contraria a noma imperativa.

L’appaltatore risarcisce i condomini anche se la rovina dell’edificio deriva da lavori di mera ristrutturazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 7756 del 27 marzo 2017, hanno stabilito che l’art. 1669 c.c., in forza del quale l’appaltatore è responsabile per dieci anni nei confronti del committente in caso di rovina o gravi difetti degli edifici, si deve applicare anche alle opere di ristrutturazione edilizia ed agli interventi manutentivi e modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, e non solo alle opere di nuova costruzione.

Ciò in ragione del fatto che la nozione di “gravi difetti”, presente nell’art. 1669 c.c, sposta il baricentro della tutela dall’incolumità dei terzi alla compromissione del normale godimento del bene. La disciplina, quindi, può essere applicata a tutti gli interventi di ampio respiro edilizio.

Equitalia deve risarcire il danno morale e pagare le spese legali se emette una ‘cartella pazza’

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7437 del 23 marzo 2017, ha stabilito che l’agente di riscossione è tenuto al pagamento delle spese legali e al risarcimento del danno morale nel caso in cui abbia emesso ruoli o cartelle, nonostante il contribuente avesse già ottenuto l’annullamento della pretesa impositiva nel processo tributario. Nel caso di specie, l’agente di riscossione, nonostante il giudicato favorevole al contribuente, non aveva provveduto a cancellare l’ipoteca ed anzi aveva illegittimamente dato inizio all’attività di recupero dell’asserito credito.

Il ristoro del danno parentale è congruo se rientra nelle tabelle milanesi al momento della liquidazione, mentre sono irrilevanti successivi criteri più favorevoli

La Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 5013 del 28 febbraio 2017, ha stabilito che, in tema di risarcimento danni per equivalente, tra i quali vi è il danno parentale scaturito da un sinistro stradale, la determinazione del pregiudizio da ristorare va operato sulla base dei criteri praticati al momento della liquidazione in qualsivoglia maniera compiuta, ovverosia secondo i parametri vigenti alla data della pattuizione convenzionale stipulata tra le parti, del pagamento spontaneamente effettuato dal soggetto obbligato o della pronuncia (anche non definitiva) resa sulla domanda risarcitoria in sede giudiziale.

Resta, pertanto, preclusa l’applicazione di criteri di liquidazione (ancorché più favorevoli al danneggiato), elaborati tuttavia in epoca successiva.

 

Il direttore dei lavori è tenuto a risarcire il condominio per i lavori realizzati in appalto se non ha evitato l’errore tecnico

La Corte di Cassazione, II sezione civile, con la sentenza n. 4673 del 23 febbraio 2017, ha stabilito che spetta al direttore dei lavori l’obbligo di risarcire il condominio (nel caso di specie, pagando un costoso cappotto termico per l’edificio) se le opere realizzate sotto il suo controllo risultano difettose.

Nel caso in oggetto, secondo la Suprema Corte, bastava l’uso dell’ordinaria diligenza per accorgersi che i ponti termici non erano stati progettati a regola d’arte, mentre la coibentazione risultava insufficiente.

Secondo i Giudici, rientra tra i compiti del direttore dei lavori quello di verificare che sia idonea allo scopo l’opera di uno specialista termotecnico.

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