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Daniele Merighetti

Daniele Merighetti

Svolge prevalentemente attività di assistenza stragiudiziale e giudiziale nell’ambito delle materie di diritto civile, con particolare riferimento alla responsabilità contrattuale, alle locazioni ed alla tutela del consumatore.

Profilo: http://www.replegal.it/it/professionisti/cerca-i-professionisti/206-daniele-merighetti.html

Non va risarcito il danno per il morso di un cane se è la vittima ad avvicinarsi per provare a calmarlo

Con sentenza n. 1102 del 24 ottobre 2016, il Tribunale di Ascoli Piceno ha stabilito che deve essere rigettata la domanda risarcitoria proposta dalla vittima della lesione procurata dal morso di un cane, laddove la ferita alla mano si spiega con l’avvicinamento della vittima all’animale, che si trovava al di là del recinto, allo scopo di accarezzarlo e ‘calmarlo’. Si deve ritenere, infatti, che tale condotta della vittima debba escludere la responsabilità ex art. 2052 c.c. del proprietario, poiché comunque denota una certa imprudenza nell’avvicinarsi, senza alcuna reale necessità, ad un animale sconosciuto che, peraltro, stava manifestando, abbaiando, segni di nervosismo aggressivo contro il visitatore.

E’ nullo l’accordo tra locatore e inquilino che, in corso di contratto, prevede l’aumento del canone e non il mero aggiornamento dell’importo

Con sentenza n. 8669 del 4 aprile 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che deve ritenersi nulla la transazione stipulata in corso del rapporto di locazione, laddove essa non poteva avere altro scopo che consentire al locatore dell’immobile a uso non abitativo di lucrare un canone ben più alto di quello che gli sarebbe spettato secondo i criteri dell’art. 32 della legge 392/1978.

Il corrispettivo di detta operazione, infatti, era costituito dal timore del conduttore che il locatore potesse procedere in via giudiziale (peraltro sulla base di una disdetta nulla), dovendosi ritenere che le parti non abbiano voluto un nuovo contratto, bensì la mera prosecuzione di quello esistente con l’unica differenza costituita dall’aumento del canone.

Si tratta, dunque, di una transazione contraria a noma imperativa.

L’appaltatore risarcisce i condomini anche se la rovina dell’edificio deriva da lavori di mera ristrutturazione

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 7756 del 27 marzo 2017, hanno stabilito che l’art. 1669 c.c., in forza del quale l’appaltatore è responsabile per dieci anni nei confronti del committente in caso di rovina o gravi difetti degli edifici, si deve applicare anche alle opere di ristrutturazione edilizia ed agli interventi manutentivi e modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, e non solo alle opere di nuova costruzione.

Ciò in ragione del fatto che la nozione di “gravi difetti”, presente nell’art. 1669 c.c, sposta il baricentro della tutela dall’incolumità dei terzi alla compromissione del normale godimento del bene. La disciplina, quindi, può essere applicata a tutti gli interventi di ampio respiro edilizio.

Equitalia deve risarcire il danno morale e pagare le spese legali se emette una ‘cartella pazza’

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 7437 del 23 marzo 2017, ha stabilito che l’agente di riscossione è tenuto al pagamento delle spese legali e al risarcimento del danno morale nel caso in cui abbia emesso ruoli o cartelle, nonostante il contribuente avesse già ottenuto l’annullamento della pretesa impositiva nel processo tributario. Nel caso di specie, l’agente di riscossione, nonostante il giudicato favorevole al contribuente, non aveva provveduto a cancellare l’ipoteca ed anzi aveva illegittimamente dato inizio all’attività di recupero dell’asserito credito.

Il ristoro del danno parentale è congruo se rientra nelle tabelle milanesi al momento della liquidazione, mentre sono irrilevanti successivi criteri più favorevoli

La Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 5013 del 28 febbraio 2017, ha stabilito che, in tema di risarcimento danni per equivalente, tra i quali vi è il danno parentale scaturito da un sinistro stradale, la determinazione del pregiudizio da ristorare va operato sulla base dei criteri praticati al momento della liquidazione in qualsivoglia maniera compiuta, ovverosia secondo i parametri vigenti alla data della pattuizione convenzionale stipulata tra le parti, del pagamento spontaneamente effettuato dal soggetto obbligato o della pronuncia (anche non definitiva) resa sulla domanda risarcitoria in sede giudiziale.

Resta, pertanto, preclusa l’applicazione di criteri di liquidazione (ancorché più favorevoli al danneggiato), elaborati tuttavia in epoca successiva.

 

Il direttore dei lavori è tenuto a risarcire il condominio per i lavori realizzati in appalto se non ha evitato l’errore tecnico

La Corte di Cassazione, II sezione civile, con la sentenza n. 4673 del 23 febbraio 2017, ha stabilito che spetta al direttore dei lavori l’obbligo di risarcire il condominio (nel caso di specie, pagando un costoso cappotto termico per l’edificio) se le opere realizzate sotto il suo controllo risultano difettose.

Nel caso in oggetto, secondo la Suprema Corte, bastava l’uso dell’ordinaria diligenza per accorgersi che i ponti termici non erano stati progettati a regola d’arte, mentre la coibentazione risultava insufficiente.

Secondo i Giudici, rientra tra i compiti del direttore dei lavori quello di verificare che sia idonea allo scopo l’opera di uno specialista termotecnico.

L’imprenditore che patteggia per avere corrotto un funzionario è tenuto al risarcimento del danno di immagine al Comune

La Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 2695 del 2 febbraio 2017, ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento per corruzione di un funzionario dell’ente pubblico, l’imprenditore deve essere condannato al risarcimento del danno all’immagine dell’amministrazione. Secondo la Suprema Corte, è senz’altro vero che la sentenza di patteggiamento non costituisce un accertamento in grado di fare stato nel giudizio civile, ma essa contiene pur sempre un’ipotesi di responsabilità e implica il riconoscimento del fatto-reato da parte dell’imprenditore. Non può neppure configurarsi un concorso di colpa dell’amministrazione, salvo che vi sia la prova della consapevolezza del Comune dell’accordo corruttivo tra imprenditore e funzionario.

Cartello di “stop” non installato: il Comune non risarcisce per intero il conducente danneggiato se l’intersezione poteva comunque essere ben apprezzata

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1289 del 19.01.2017, ha stabilito che il Comune non è tenuto a risarcire il danno per intero ai congiunti di un motociclista deceduto a seguito di un sinistro stradale con un’altra autovettura, benché non fosse installato il cartello di “stop” all’intersezione tra le due strade ove si è verificato l’incidente. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’Amministrazione è certamente tenuta all’installazione del relativo segnale di “stop” soltanto quando il pericolo in atto non sia visibile; nel caso di specie, invece, la presenza dell’incrocio poteva ben essere apprezzata dal motociclista anche in mancanza del segnale. Diventa, pertanto, definitivo il risarcimento al 50% liquidato ai congiunti del deceduto.

La responsabilità dell’appaltatore per rovina e difetti degli immobili non è limitata ai difetti di costruzione del bene principale ma riguarda ogni alterazione che possa intaccare il normale utilizzo dell’opera

La Corte di Cassazione, II sezione civile, con la sentenza n. 1208 del 18.1.2017, ha stabilito che, nell’ambito del contratto di appalto privato, il costruttore/venditore è tenuto a risarcire i danni per mancato utilizzo del bene o ad eseguire le opere necessarie a renderlo pianamente accessibile se la rampa di accesso al box è impraticabile perché troppo pendente.

Ciò in quanto l’operatività della garanzia ex art. 1669 c.c. a carico dell’appaltatore non è limitata a difetti inerenti unicamente la costruzione del bene principale, come gli appartamenti, ma ricomprende ogni deficienza e/o alterazione che possa intaccare in modo significativo sia la funzionalità dell’opera che la sua utilizzazione.

Se la Polizza Rc è scaduta, la copertura assicurativa resta nel caso in cui il sinistro avvenga nei successivi 15 giorni di tolleranza, indipendentemente dal fatto che il premio venga pagato in quel lasso di tempo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26104 del 19.12.2016, ha stabilito che il mancato pagamento di un premio successivo al primo determina la sospensione della garanzia assicurativa non immediatamente, ma solo dopo il decorso del periodo di tolleranza, cioè di 15 giorni dalla scadenza del premio medesimo. Tale principio, secondo la Suprema Corte, opera indipendentemente dal verificarsi del pagamento entro l’indicato periodo e anche nel caso in cui si protragga l’inadempienza dell’assicurato. In base all’art. 1901 c.c., infatti, l’effetto retroattivo della risoluzione del contratto di assicurazione si produce solo alla spirare del periodo di tolleranza e non alla scadenza del premio.

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