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Ecco come si calcola il danno da incapacità lavorativa

La terza sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 4557 del 15 febbraio 2019, ha stabilito che quando agli effetti del risarcimento si debba considerare l’incidenza dell’inabilità temporanea o dell’invalidità permanente riportata dopo un sinistro stradale su un reddito di lavoro comunque qualificabile, tale reddito si determina, per il lavoro dipendente, sulla base del reddito da lavoro maggiorato dei redditi esenti e delle detrazioni di legge e, per il lavoro autonomo, sulla base del reddito netto risultante più elevato tra quelli dichiarati dal danneggiato ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche degli ultimi tre anni.

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La convenzione Card consente all’assicurazione del danneggiato di rappresentare quella del responsabile del sinistro

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31965 del 11 dicembre 2018, ha stabilito che deve ritenersi ammissibile, nella controversia scaturita dal sinistro stradale, la costituzione in giudizio dell’assicurazione del danneggiato come rappresentante volontaria dell’assicuratore del responsabile civile in base alla convenzione Card, ossia la convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto.

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Diritto al risarcimento prescritto in due anni anche se il passeggero è ferito

La sesta sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 26958 del 24 ottobre 2018, ha stabilito che, in tema di sinistro stradale con lesioni alla persona, il proprietario del veicolo su cui viaggia il danneggiato (se persona diversa dal proprietario) non subisce un danno (conseguenza) dal reato (evento) di lesioni, ma solo un “danneggiamento colposo” dell’auto, che non costituisce reato.

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Se un componente di fatto della famiglia muore in un sinistro, agli altri componenti spetta il risarcimento dei danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18568 del 13 luglio 2018, ha stabilito che deve essere cassata con rinvio la sentenza di merito che ha escluso il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali ai richiedenti, dopo che nel sinistro stradale è deceduto un componente di fatto della loro famiglia e che il procedimento penale si è concluso con la condanna per omicidio colposo di entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti.

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Il passeggero trasportato che ha subito danni per un sinistro stradale può invocare la responsabilità dell’assicurazione del vettore anche se l’altra auto rimane ignota

Con sentenza n. 16477 del 5 luglio 2017, la III sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che la persona trasportata su un veicolo a motore, che abbia subito danni in conseguenza di un sinistro stradale, può invocare la responsabilità dell’assicuratore del vettore anche se il sinistro sia determinato da uno scontro in cui sia rimasto coinvolto un veicolo non assicurato o non identificato.

Secondo la Suprema Corte, il nuovo Codice delle Assicurazioni (in particolare l’art. 141) – che ha introdotto l’azione diretta del terzo trasportato danneggiato a seguito di sinistro – deve trovare applicazione qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto e a prescindere dall’esistenza di due veicoli entrambi dotati di regolare assicurazione privata.

 

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Il criterio di liquidazione equitativa del danno biologico previsto dal codice delle assicurazioni non si applica ai risarcimenti derivanti da aggressioni fisiche

Con ordinanza n. 12787 del 22.5.2017, la Corte di Cassazione ha stabilito che i criteri di liquidazione del danno biologico previsti dall’art. 139 del codice delle assicurazioni, per il caso di danni derivanti da sinistro stradale, costituiscono oggetto di una previsione eccezionale, e come tale del tutto insuscettibile di applicazione analogica nel caso di danni non derivanti da sinistri stradali.

Pertanto, non si potrà far riferimento al criterio di liquidazione equitativa, previsto appunto nel codice delle assicurazioni, per il risarcimento dei danni derivanti ad un soggetto che ha subito un’aggressione fisica. Bisognerà, in tale caso, procedere a una “personalizzazione” di tutti i profili del danno non patrimoniale subito.

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Il ristoro del danno parentale è congruo se rientra nelle tabelle milanesi al momento della liquidazione, mentre sono irrilevanti successivi criteri più favorevoli

La Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 5013 del 28 febbraio 2017, ha stabilito che, in tema di risarcimento danni per equivalente, tra i quali vi è il danno parentale scaturito da un sinistro stradale, la determinazione del pregiudizio da ristorare va operato sulla base dei criteri praticati al momento della liquidazione in qualsivoglia maniera compiuta, ovverosia secondo i parametri vigenti alla data della pattuizione convenzionale stipulata tra le parti, del pagamento spontaneamente effettuato dal soggetto obbligato o della pronuncia (anche non definitiva) resa sulla domanda risarcitoria in sede giudiziale.

Resta, pertanto, preclusa l’applicazione di criteri di liquidazione (ancorché più favorevoli al danneggiato), elaborati tuttavia in epoca successiva.

 

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Cartello di “stop” non installato: il Comune non risarcisce per intero il conducente danneggiato se l’intersezione poteva comunque essere ben apprezzata

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1289 del 19.01.2017, ha stabilito che il Comune non è tenuto a risarcire il danno per intero ai congiunti di un motociclista deceduto a seguito di un sinistro stradale con un’altra autovettura, benché non fosse installato il cartello di “stop” all’intersezione tra le due strade ove si è verificato l’incidente. Secondo la Suprema Corte, infatti, l’Amministrazione è certamente tenuta all’installazione del relativo segnale di “stop” soltanto quando il pericolo in atto non sia visibile; nel caso di specie, invece, la presenza dell’incrocio poteva ben essere apprezzata dal motociclista anche in mancanza del segnale. Diventa, pertanto, definitivo il risarcimento al 50% liquidato ai congiunti del deceduto.

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