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Ultime notizie

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Al via il canale R&P Legal Impact & Sustainability su twitter e linkedin

La Redazione - avatar La Redazione - 19-02-2020 - News

R&P Legal lancia il canale R&P Legal Impact & Sustainability dando voce alla propria e consolidata esperienza nell’ambito dell’economia sociale, del Terzo settore, delle forme imprenditoriali ibride e della finanza sociale.

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R&P Legal sponsorizza la moot court Philip C. Jessup

La Redazione - avatar La Redazione - 18-02-2020 - Charities & Social Enterprises

Anche quest’anno R&P Legal ha sostenuto la Philip C. Jessup International Law Moot Court Competition, una competizione giuridica tra studenti universitari che ha ad oggetto un processo simulato davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e che vede la partecipazione di più di 700 università provenienti da oltre 90 Paesi...

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Non sussiste il reato di violazione degli obblighi di assistenza famigliare in c…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 16-02-2020 - Famiglia e Successioni

La Corte d’appello di L'Aquila confermava la pronuncia del Tribunale di primo grado con la quale il padre di tre figli era stato condannato per il reato di cui all’art. 570 bis c.p. ‘Violazione degli obblighi di assistenza familiare in caso di separazione o di scioglimento del matrimonio’, per essersi sottratto agli obblighi di assistenza, facendo mancare i ...

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Base associativa degli ETS: arrivano i chiarimenti del Ministero

Giuseppe Taffari - avatar Giuseppe Taffari - 15-02-2020 - Charities & Social Enterprises

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha diramato una nota fornendo degli importanti chiarimenti in merito alla composizione della compagine associativa degli enti del Terzo settore.

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Nuove linee guida 3/2019 in tema di videosorveglianza

La Redazione - avatar La Redazione - 11-02-2020 - Privacy & Data Protection

Con la recente pubblicazione delle nuove linee guida 3/2019 in tema di videosorveglianza, l’EDPB – il Comitato europeo per la protezione dei dati personali - ha fornito utili precisazioni in merito alla valutazione del legittimo interesse e alla tutela del diritto di accesso. In particolare, il Comitato raccomanda ai titolari del trattamento di: (i)       ...

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Aggiudicazione all'asta dell'immobile pignorato: non è prorogabile il termine pe…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 11-02-2020 - Recupero Crediti & Esecuzioni

La Suprema Corte si è espressa in tema di prorogabilità del termine per il versamento del saldo prezzo in caso di vendita all’asta e conseguente aggiudicazione di un immobile pignorato. Il caso nasce dal Tribunale di Busto Arsizio ove era stata concessa agli aggiudicatari una proroga del termine, invocando il disposto dell’art. 153 c.p.c., secondo cui: ‘La ...

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Garante Privacy VS Telemarketing: prime sanzioni GDPR per chiamate commerciali i…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 11-02-2020 - Privacy & Data Protection

Con i provvedimenti n. 232 dell'11 dicembre 2019 e n. 7 del 15 gennaio 2020, il Garante Privacy ha inflitto pesanti sanzioni ad Eni Gas e Luce e Tim, ammontanti, rispettivamente, a 8 milioni di euro e 27,8 milioni di euro.

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Legittime le Clausole statutarie anti-diluizione: Il Consiglio Notarile di Milan…

Veronica Vagnucci - avatar Veronica Vagnucci - 11-02-2020 - Corporate M&A

È legittima la clausola statutaria di s.p.a. o di s.r.l. che garantisce ad un socio – o a una categoria di soci – di mantenere la propria percentuale di partecipazione in una società anche nel caso in cui questi non intenda partecipare ad un aumento di capitale deliberato a un prezzo inferiore all’importo determinato nella clausola stessa (importo che, in ge...

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Direttiva (UE) 2019/2121 disciplinante le trasformazioni, fusioni e scissioni tr…

Giulia Pairona - avatar Giulia Pairona - 07-02-2020 - Corporate M&A

È stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la Direttiva (UE) 2019/2121, adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 27 novembre 2019, che modifica la Direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere. Il termine per il recepimento nazionale è fissato al 31 gennaio 2023. La...

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Nuovo Codice di Corporate Governance per le società quotate sul Mercato Telemati…

Fabrizio Iliceto - avatar Fabrizio Iliceto - 07-02-2020 - Banking & Finance

In data 31 gennaio 2020, il Comitato per la Corporate Governance – costituito nell’attuale configurazione nel giugno 2011 ad opera dell’ABI, ANIA, Assonime, Confindustria, Borsa Italiana S.p.A. e Assogestioni – ha comunicato di aver approvato il nuovo Codice di Corporate Governance per le società con azioni quotate sul Mercato Telematico Azionario, organizza...

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Tutela cautelare delle app: il punto del Tribunale di Milano tra software, banch…

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 06-02-2020 - Intellectual Property

Con ordinanza del 03/12/2019, emessa a seguito del ricorso depositato dalla società titolare di una delle app per pagamenti digitali più diffuse in Italia, il Tribunale di Milano (Sezione Specializzata in materia di Impresa) ha avuto modo di trattare numerosi profili connessi alla tutela giuridica delle applicazioni mobile. La società ricorrente lamentava ...

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Esela Annual Conference 2020 – The Impact of Business in a Changing Climate

Roberto Randazzo - avatar Roberto Randazzo - 06-02-2020 - Charities & Social Enterprises

Il 27 e 28 aprile, a Londra, presso la London School of Economics, si terrà l’Annual Conference 2020 di Esela - The legal network on social impact, il movimento che riunisce, da tutto il mondo, studi legali, investitori, imprenditori, accademici, consulenti e policy makers a supporto dell’Impact Economy. Grazie all’impegno del Partner Roberto Randazzo, Pres...

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Aggiornamento dei Modelli Organizzativi alla luce dell’introduzione dei reati tr…

Piero Magri - avatar Piero Magri - 03-02-2020 - Criminal Law

Di Avv. Piero Magri e Avv. Letizia Catalano   1. Premessa La Legge 19 dicembre 2019, n. 157, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre 2019, ha convertito con modificazioni il decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili” introducendo importanti novità in materia di reati tributari e res...

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Brexit: i riflessi in materia di proprietà intellettuale

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 03-02-2020 - Intellectual Property

Il 31/01/2020 è intervenuto formalmente il recesso del Regno Unito dall’Unione Europea in forza di un accordo che, ponendosi l’obiettivo di “garantire un recesso ordinato”, prevede la fissazione di un periodo di transizione (fino al 31/12/2020, prorogabile tra le parti per massimo 2 anni) durante il quale il diritto dell’Unione continuerà ad applicarsi. Le...

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Sabato 8/2 Andrea E. M. Eliseo docente del master del Sole 24 Ore denominato …

La Redazione - avatar La Redazione - 03-02-2020 - News

Anche quest’anno il Dott. Andrea E. M. Eliseo - Of counsel di R&P Legal – parteciperà in qualità di docente al Master del Sole 24 Ore denominato "Protezione, trasmissione e gestione dei patrimoni familiari" tenendo una lezione incentrata sulla pianificazione societaria.

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La particolare tenuità del fatto non si applica alla responsabilità amministrati…

Bianca Lo Bello - avatar Bianca Lo Bello - 31-01-2020 - Criminal Law

La Corte Suprema di Cassazione, Sez. III Penale, con la sentenza n. 1420 del 15/01/2020 - in relazione al reato di cui all’art. 256 del D.Lgs. 152/2006 per l’esecuzione di attività di recupero di rifiuti speciali non pericolosi da parte del legale rappresentante di una società - ha chiarito che non si può applicare la causa di esclusione della punibilità per...

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V INTERNATIONAL FAMILY OFFICE ROUND TABLE

La Redazione - avatar La Redazione - 31-01-2020 - News

R&P Legal ed AIFO (Associazione Italiana Family Officer) organizzano il 12 febbraio 2020 a Milano la quinta edizione dell’International Family Office Round Table, dal titolo “Social impact: the role of family offices and wealthy families across geographies”. L’evento vedrà tra i relatori la Dott.ssa Fadrique de Vargas Machuca (Vice President and Head of...

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La responsabilità solidale negli appalti

La Redazione - avatar La Redazione - 31-01-2020 - Lavoro e Relazioni Industriali

Il 4 febbraio 2020 alle ore 10.15 – 12.30, presso la sede di Confindustria Moda in Via Alberto Riva Villasanta 3 a Milano, gli avvocati Paolo Grandi e Piergiorgio Bonacossa di R&P legal interverranno sul tema della responsabilità solidale degli appalti nel settore fashion.

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Società con due soci al 50%: in caso di stallo il Tribunale nomina il liquidator…

Paolo Grandi - avatar Paolo Grandi - 31-01-2020 - Corporate M&A

Fondare una società con due soci al 50% ciascuno è una via che appare spesso “equilibrata” per avviare una nuova avventura imprenditoriale. I due soci si sentono “alla pari” ed è naturale dividere a metà il capitale, oltre che oneri ed onori della gestione aziendale. Tuttavia, se malauguratamente i due soci incorrono in un dissidio sulla gestione della socie...

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Licenziamento del Dirigente: termini di impugnativa solo per “nullità”

Federico Allavelli - avatar Federico Allavelli - 27-01-2020 - Lavoro e Relazioni Industriali

di Antonella Iaderosa e Federico Allavelli Con sentenza n. 395 del 13 gennaio 2020, la Sezione Lavoro della Cassazione interviene sull’applicazione dell’art. 32, comma 2, L. 183/2010 nel caso di licenziamento del Dirigente, chiarendo il perimetro dell’estensione dei termini di impugnativa “a tutti i casi di invalidità del licenziamento”. A tal fine, riperc...

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L’importanza dell’adozione di policy aziendali in ambito privacy alla luce del r…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 27-01-2020 - Privacy & Data Protection

di Chiara Agostini e Giacomo Pataracchia Le policy privacy aziendali sono davvero utili per dimostrare il rispetto del GDPR? Si, ma solo se sono efficaci ed effettivamente applicate in azienda. Questa è la risposta che il Garante Privacy ha dato con il provvedimento 231/2019, con cui ha inflitto una sanzione amministrativa di 3 milioni di euro per l’illec...

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Bancarotta esclusa se il passivo del fallimento è solo verso l’Erario e gli Isti…

Piero Magri - avatar Piero Magri - 27-01-2020 - Criminal Law

La Corte di Cassazione, in una sentenza depositata il 23 gennaio 2020, ha ritenuto che il semplice mancato pagamento di debiti erariali e verso le Banche non costituisce una condotta distrattiva fraudolenta. Per la sussistenza del reato di bancarotta infatti, è necessario un ulteriore profilo fraudolento e pertanto non può essere rilevante penalmente, solo ...

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Responsabilità degli enti ex D. Lgs. 231/2001 estesa anche ai reati tributari

Letizia Catalano - avatar Letizia Catalano - 26-01-2020 - Compliance 231

Il Senato della Repubblica, nella seduta del 17 dicembre scorso, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge n. 1638 di conversione in legge del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124 recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili”.

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R&P LEGAL apre una nuova sede a Bologna

La Redazione - avatar La Redazione - 26-01-2020 - News

R&P Legal apre a Bologna con l’ingresso di quattro nuovi soci: Anna Masutti, Claudio Perrella, Alessio Totaro, Pietro Nisi. Il nuovo gruppo di professionisti è formato da specialisti del diritto della navigazione, che hanno ampliato progressivamente la loro area di intervento professionale anche nell’ambito del diritto assicurativo e del commercio inter...

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Frodi finanziarie: via libera del Consiglio dei Ministri all’attuazione della di…

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 24-01-2020 - Criminal Law

Il 23 gennaio 2020, il Consiglio dei Ministri ha approvato, in via preliminare, il decreto legislativo di attuazione della direttiva PIF (2017/1371), relativa alla lotta contro le frodi che ledono gli interessi finanziari dell’Unione Europea. Secondo quanto si apprende dal comunicato stampa della seduta, tra le novità principali del decreto legislativo, è pr...

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Approvato il disegno di legge sull’ambush marketing in vista degli Europei di ca…

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 24-01-2020 - Intellectual Property

Il 13/01/2020 è stato approvato in Consiglio dei Ministri lo schema di ddl per il contrasto alla pubblicità parassitaria (c.d. ambush marketing), ossia ad ogni forma di condotta avente la finalità di associare abusivamente l’immagine di un’impresa ad un evento per giovarsi dell’impatto mediatico e pubblicitario del medesimo in assenza di alcun contratto per ...

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Azione diretta contro l’assicurazione anche se l’auto ha targa straniera

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 23-01-2020 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1161 del 21 gennaio 2020, in tema di risarcimento del danno da incidente stradale, ha stabilito che la persona trasportata può avvalersi dell’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazioni del veicolo, sul quale viaggiava al momento del sinistro, anche se quest’ultimo sia stato determinato da uno scontro...

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Andrea E. M. Eliseo parla del ruolo dei family office nel passaggio generazional…

La Redazione - avatar La Redazione - 21-01-2020 - News

Andrea E. M. Eliseo – Of  Counsel dello Studio R&P Legal – parteciperà in qualità di relatore ad una tavola rotonda incentrata sul ruolo dei Family Office nella gestione dei patrimoni complessi, in particolare nella fase del passaggio intergenerazionale della ricchezza. La discussione verterà sul ruolo dei Family Office nella valutazione e coordinamento...

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Le Organizzazioni private dell’arte contemporanea in italia - Roma, 23 gennaio 2…

La Redazione - avatar La Redazione - 15-01-2020 - News

Giovedì 23 gennaio 2020 ore 10.00 presso l'Associazione Civita - Sala Gianfranco Imperatori a Roma, Piazza Venezia 11, l’avvocato Riccardo Rossotto, segretario generale del Comitato Fondazioni Arte Contemporanea e senior partner di R&P Legal, interverrà alla presentazione di “Le Organizzazioni private dell’arte contemporanea in italia”. L’incontro, real...

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Appalto: nuovi importanti adempimenti (e sanzioni)

Federico Allavelli - avatar Federico Allavelli - 14-01-2020 - Lavoro e Relazioni Industriali

La recente Legge 157/2019 (Gazz. Uff. 24 dicembre 2019, n. 301) ha convertito, con modificazioni, il D.L. 124/2019 (c.d. Decreto Fiscale), introducendo nel D.Lgs.  241/1997 (Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell'imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione del...

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Emiliano Giovine interviene alla Winter School “HUMUS - HUman Mobility and migra…

La Redazione - avatar La Redazione - 13-01-2020 - Charities & Social Enterprises

Mercoledì 15 gennaio Emiliano Giovine interverrà alla terza giornata della Winter School organizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed intitolata “HUMUS - HUman Mobility and migration as a resoUrce for organizationS”, di cui R&P Legal è Institutional partner. Questo corso di alta formazione per studenti e professionisti internaziona...

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Cookie: cresce l’incertezza su tale tematica tra vecchie norme e nuove linee gui…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 13-01-2020 - Privacy & Data Protection

Il corretto utilizzo dei cookie nei siti web, tematica spesso al centro di accese discussioni, nel corso degli ultimi mesi è stato oggetto non solo della discussa sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul caso Planet49 (C-673/17, pubblicata in data 1.10.2019), ma anche di alcuni provvedimenti emanati dalle autorità europee garanti per la prot...

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Il decreto fiscale 2020 interviene sulle società semplici: dividendi tassati dir…

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 10-01-2020 - Wealth Management & Private Client

Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Il regime fiscale degli utili corrisposti alle società semplici è stato modificato dal Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 che ha introdotto il principio di tassazione per trasparenza in capo ai soci. Gli utili distribuiti alle società semplici, in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione, anc...

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Tassazione trust esteri: le novità contenute nel Decreto fiscale 2020

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 10-01-2020 - Wealth Management & Private Client

Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Il Decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020 ha apportato significative modifiche alla tassazione dei proventi derivanti da trust “opachi”. L’intento della norma è chiaramente antielusivo ed è volto ad assoggettare a tassazione i redditi corrisposti dai trust situati in Stati o territori a fiscalità privi...

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Gare in forma telematica e caricamento della documentazione di gara

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 09-01-2020 - Enti Pubblici & Appalti

Con la recente sentenza del 7 Gennaio 2020 n. 86 il Consiglio Di Stato, Sez. III, ha affermato importanti principi applicabili nel caso di problemi di caricamento di documenti nelle gare espletate in forma telematica. Il Consiglio di Stato ha in primo luogo evidenziato il principio secondo cui non può essere escluso dalla gara un concorrente che abbia curat...

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Il decreto legge n. 161/2019 modifica la disciplina delle intercettazioni di con…

Benedetta Guastoni - avatar Benedetta Guastoni - 09-01-2020 - Criminal Law

Il 1° gennaio 2020 è entrato in vigore il decreto legge n. 161/2019 (in allegato), recante Modifiche urgenti alla disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni. Le nuove disposizioni saranno applicabili unicamente ai procedimenti penali iscritti dopo il 29 febbraio 2020, come previsto espressamente dall’art. 1 del D.L. n. 161/2019, e di ...

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Nuovo regime per le ritenute e compensazioni in appalti e subappalti

Marco Gardino - avatar Marco Gardino - 09-01-2020 - Contratti d'Impresa

La legge di conversione del collegato fiscale alla legge di bilancio 2020 introduce nuove e ulteriori modifiche in tema di oneri per il committente in merito alle ritenute sui redditi di lavoro dei dipendenti dell’appaltatore. La nuova norma prevede che i committenti che affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo ...

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Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del re…

Piergiorgio Bonacossa - avatar Piergiorgio Bonacossa - 24-12-2019 - Lavoro e Relazioni Industriali

Con la legge di conversione del Decreto Legge n. 124 del 26.10.2019 è ora definito il quadro normativo in tema di responsabilità solidale nell’outsourcing. Al coinvolgimento dell’impresa committente, nell’esternalizzazione, outsourcing e affidamento di lavorazioni e servizi, per l’omesso pagamento delle retribuzioni e dei contributi previdenziali dovuti ai ...

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Chambers Environmental Law Guide 2019

Maria Cristina Breida - avatar Maria Cristina Breida - 24-12-2019 - Ambiente & Energia

The Environmental & Energy Law Department of R&P legal, coordinated by Maria Cristina Breida, has edited the Chambers Environmental Law Guide 2019. Intended for an audience of foreign investors and Italian operators, the Guide offers an analysis of some key issues of Italian environmental law. Applicable regulatory framework, environmental corporate...

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Pubblicata la Chambers Environmental Law Guide 2019

Maria Cristina Breida - avatar Maria Cristina Breida - 24-12-2019 - Ambiente & Energia

E’ stata pubblicata la Chambers Environmental Law Guide 2019 redatta dall’avv. Maria Cristina Breida e dal Dipartimento Ambiente & Energia da lei coordinato. Rivolta ad un pubblico di investitori stranieri e di operatori italiani, la Guida offre un’analisi di alcune tematiche chiave del diritto ambientale italiano. Quadro regolatorio applicabile, respon...

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La Redazione

La Redazione

Profilo:

Niente tutela penale per un titolo di privativa non ancora concesso

autore:

Alberto Fogola

Con due recenti sentenze, la Corte di Cassazione penale ha escluso la sussistenza dei reati di cui agli artt. 473 e 474 c.p., se il titolo di privativa imitato non sia ancora stato concesso, ossia si trovi allo stato di domanda.
Cass. pen. 26 giugno 2012, n.25273.pdf
Cass. pen. 31 ottobre 2012, n.42446.pdf

Commento
Nell’ambito di due procedimenti, il primo per il reato di cui all’art. 473 c.p. (“Contraffazione, alterazione o uso di marchi o segni distintivi ovvero di brevetti, modelli e disegni”) ed il secondo per quello di cui all’art. 474 c.p. (“Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni mendaci”), la Corte di Cassazione si è espressa sulla tutelabilità penale di una domanda di marchio, giungendo a conclusioni diverse rispetto alle pronunce dei giudici di appello e ad alcuni propri precedenti.
In particolare, la Suprema Corte, accogliendo un orientamento di legittimità piuttosto risalente, ha riconosciuto che per la configurabilità dei reati di cui agli artt. 473 e 474 c.p. “è necessario che il marchio o il segno distintivo, di cui si assume la falsità, sia stato depositato, registrato o brevettato nelle forme di legge all’esito della prevista procedura, sicché la falsificazione dell’opera dell’ingegno può aversi soltanto se essa sia stata formalmente riconosciuta come tale”.
La necessità di tale riconoscimento da parte dell’ordinamento deriva dal fatto che il bene giuridico protetto dalle fattispecie delittuose di interesse è l’interesse generale della fede pubblica e non quello particolare del soggetto titolare della domanda non ancora registrata.
Ad ulteriore conferma di tale conclusione, come riconosciuto in entrambe le sentenze soprarichiamate, vi sarebbe la novella legislativa di cui alla l. 23 luglio 2009, n. 99  che ha modificato  gli articoli in questione inserendo, tra l’altro, all’art. 473 c.p. l’inciso “potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale” che riconduce la configurabilità di tale reato alle sole ipotesi di effettiva registrazione (o brevettazione) del titolo di privativa imitato: si può infatti conoscere solo un titolo già rilasciato, in quanto “la semplice richiesta dello stesso non dà luogo, di per sé, alla garanzia dell’esito positivo della procedura avviata”.
Dopo questa duplice presa di posizione della Suprema Corte che desta comunque qualche perplessità, è bene puntualizzare – anche per “tranquillizzare” i titolari dei marchi – che una domanda di marchio gode comunque di tutela, sul piano civilistico, ai sensi del codice della proprietà industriale; sul piano penalistico, invece, è unicamente configurabile il reato contro l’ordine pubblico di cui all’art. 517 c.p. (“Vendita di prodotti industriali con segni mendaci”) punito con pene più lievi rispetto alle fattispecie di cui agli artt. 473 e 474 c.p. e applicabile a prescindere dalla registrazione anche ai marchi di fatto.
(A.F.)

Tribunale di Milano, Tribunale di Firenze: la protezione delle opere del design: I) la tutela secondo il diritto d’autore II) la tutela dalla concorrenza sleale: due orientamenti

Con due recenti pronunce di merito, il Tribunale di Milano ed il Tribunale di Firenze si sono espressi circa la protezione concessa dalla normativa applicabile alle opere del design.

Tribunale di Milano.pdf
Tribunale di Firenze.pdf

La sentenza milanese in commento consolida e meglio definisce l’orientamento giurisprudenziale che attribuisce alle opere del design protezione anche secondo il diritto d’autore. Il caso riguarda opere note quali la Lounge Chair & Ottoman di Charles e Ray Eames e la Coconut Chair di George Nelson, entrambe espressione del disegno industriale americano anni cinquanta.
La questione è essenzialmente interpretativa posto che l’articolo 2 n. 10 della legge sul diritto d’autore consente la tutela delle opere del design a condizione che queste presentino “valore artistico” e cioè un elemento ulteriore rispetto alla creatività normalmente sufficiente a giustificare la protezione. La giurisprudenza, come conferma quest’ultima sentenza, ha scelto di ricavare il necessario valore artistico dal successo che le opere del design incontrano anche a distanza di molto tempo dalla loro immissione in commercio. Al riguardo il Tribunale di Milano ha precisato che la valutazione del “valore artistico” deve fondarsi sul riconoscimento che gli ambienti culturali ed istituzionali (critici, musei etc..) hanno espresso circa le qualità estetiche ed artistiche dell’oggetto di design; in questo modo l’opera del disegno industriale acquista un valore autonomo rispetto a quello della sua mera funzionalità e gradevolezza estetica. Tale valutazione deve necessariamente avvenire  in riferimento ad un ambito di soggetti più ampio della ristretta cerchia dei designers o del consumatore del settore. Nel caso di specie, ad esempio, il Tribunale milanese ha attribuito particolare rilevanza al fatto che alcune delle opere fossero state tra l’altro esposte in prestigiosi musei internazionali (così nel caso della Lounge Chair & Ottoman esposta da decenni nella collezione permanente del Museum of Arts and Design di New York).
La decisione milanese affronta anche il tema della tutela concorrenziale delle opere del design rispetto alle possibili imitazioni. Sotto questo secondo profilo la decisione del Tribunale di Milano confligge apertamente con altra pronuncia, appena successiva, del Tribunale di Firenze. Per il primo, infatti,le opere del design acquistano nel tempo un’identità estetica connotante che non può essere diluita e confusa attraverso l’immissione nel mercato di imitazioni; il Tribunale fiorentino, al contrario, considera sufficiente ad evitare ogni effetto confusorio l’apposizione del marchio dell’imitatore sui listini e sulle brochures illustrative. Neppure, afferma il giudice fiorentino, si può pretendere, che l’imitatore introduca varianti estetiche tali da diversificare le imitazioni dalle opere originali, perché ciò ne pregiudicherebbe l’armonia delle linee ed il pregio estetico. Così ragionando, il Tribunale di Firenze nega la tutela della concorrenza sleale, concessa dalla pronuncia milanese.
(M.G.)

California: il termine “Appstore” non è pubblicità ingannevole

autore:

Matteo Gragnani

L’US District Court for the Northern District of California ha respinto la domanda di Apple tesa all’accertamento dell’ingannevolezza dell’uso, da parte di Amazon, del termine “appstore” in relazione alla vendita di applicazioni per dispositivi Android e Kindle Fire (il tablet di Amazon).
US district court.pdf

Commento
A partire dal luglio 2008 Apple ha venduto applications (“apps”) per i suoi dispositivi portatili attraverso il suo servizio “APP STORE”. Contestualmente Apple ha presentato domanda presso l’Ufficio Brevetti e Marchi Americano (USPTO) per registrare il marchio “APP STORE”. Nel Marzo 2011 Amazon, nonostante le diffide ricevute da Apple, ha sviluppato un servizio di software download per dispositivi portatili denominandolo “Amazon Appstore”. Tra le varie domande proposte (contraffazione del marchio, falsa denominazione e descrizione) Apple ha altresì invocato  l’ingannevolezza della pubblicità consistente nell’uso del termine Appstore. In particolare Apple ha sostenuto che, attraverso l’uso del termine “Appstore”, Amazon suggerisce al consumatore che lo store sia associato o sponsorizzato da Apple.
In via sommaria e limitatamente al profilo relativo all’ingannevolezza della pubblicità, la corte californiana ha ritenuto che la diversità dei prodotti offerti da Apple e da Amazon escluda l’inganno ai danni del consumatore; e ciò in ragione del fatto che, mentre l’Appstore di Amazon vende esclusivamente applicazioni destinate a dispositivi  Android o al Kindle Fire, l’APP STORE di Apple commercializza esclusivamente “apps” per dispositivi Apple. Il giudice americano ha preferito concentrare la valutazione dell’ingannevolezza sul contenuto degli stores piuttosto che sul rischio di confondibilità indotto dall’utilizzo di “App” quale segno distintivo. Pertanto, secondo il giudice americano, il mero uso da parte di Amazon del termine “Appstore” quale denominazione di un sito per vedere e comprare “apps” non può ingenerare nel consumatore che accede all’Appstore di Amazon l’aspettativa di trovare un contenuto identico a quello dell’APP STORE di Apple.
Viene tuttavia da chiedersi se il medesimo caso in Italia sarebbe stato risolto nello stesso modo. Da noi, infatti, l’utilizzazione del segno distintivo altrui viene valutata severamente e a prescindere dalla diversità dei contenuti offerti. Tale pratica è di norma ricondotta alla disciplina sulla contraffazione del marchio ed alla concorrenza sleale, ma potrebbe essere considerata illecita anche sotto il profilo della pubblicità ingannevole. Peraltro in Europa, un ulteriore profilo di illiceità, potrebbe derivare dalla disciplina della Direttiva comunitaria 2005/29 che considera quale pratica commerciale ingannevole ogni utilizzo di segni distintivi altrui capace di ingenerare confusione con i marchi di un concorrente.
Il giudizio americano proseguirà nella verifica degli altri profili di illiceità sollevati da Apple ed in particolare nella verifica dell’eventuale contraffazione del marchio. Sarà interessante osservare con quale sensibilità la corte affronterà il nuovo tema, posto che l’impiego di marchi o di parti di marchi altrui a fini descrittivi dei prodotti offerti in vendita è sempre più diffusa e, trovando particolare sviluppo nel mondo digitale, pone problemi di tutela a livello mondiale.
(M.G.)

Approvato il regolamento che introduce il brevetto comunitario

autore:

Matteo Gragnani

L’11 dicembre 2012 il Parlamento Europeo ha finalmente approvato il Regolamento che introdurrà, a partire dal 2014, il brevetto comunitario. La novità è sostanziale perché il brevetto comunitario, a differenza dell’attuale brevetto europeo che costituisce un fascio di brevetti nazionali, consiste in un titolo unico valevole in tutti gli Stati membri partecipanti. Unica gestione, unico costo, unica tutela.
La gestazione è stata quanto mai tribolata. Decenni di discussioni e, da ultimo, il gran rifiuto di Italia e Spagna che non hanno accettato l’esclusione delle loro lingue tra quelle riconosciute in favore del trilinguismo (inglese, francese e tedesco) e quindi non hanno aderito al Regolamento.
Insomma, strumento concorrenziale nuovo, Italia esclusa.
Non tutto è perduto nel senso che c’è ancora spazio perché l’Italia accetti il nuovo regime brevettuale e crediamo che non potrà esimersi, ma certo l’orgoglio italico deve fare i conti con lo scarso peso che ci viene riconosciuto nel mondo brevettuale. I numeri lo spiegano. Per limitarsi ad un esempio, l’Italia, il Paese creativo per eccellenza, registra annualmente un numero di brevetti che è circa sette volte inferiore a quello della Germania. Di qui il trilinguismo è la scarsa preoccupazione mostrata dall’Europa di fronte all’irrigidimento di Italia e Spagna.
L’unitarietà del brevetto comunitario determinerà un consistente risparmio di costi (di registrazione e mantenimento), la semplificazione delle procedure e della gestione – ad esempio, sarà sufficiente un unico contratto di licenza per coprire tutti gli Stati aderenti – e, in prospettiva, una tutela omogenea e non più frammentata. Se oggi la tutela brevettuale sovranazionale richiede al titolare della privativa di avviare un causa in ciascuno dei Paesi in cui vuole difendere la sua esclusiva, la protezione del brevetto comunitario sarà possibile attraverso un’unica causa. Il che sarà possibile una volta che verrà istituito il previsto tribunale unificato.
Ovviamente il brevetto comunitario non impedirà la registrazione di brevetti nazionali, né il ricorso al brevetto europeo esteso ad un selezionato numero di Paesi.

Rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza del trattamento dei dati personali

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2034 emessa in data 13 febbraio 2012, ha ribadito la necessità che il trattamento dei dati personali avvenga nel rigoroso rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza sanciti nell’articolo 11 del Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. n. 196 del 2003) riconoscendo come illecito il trattamento effettuato da una P.A. di un dato che risulti eccedente le finalità pubbliche da soddisfare. In particolare, la Corte di Cassazione ha ritenuto che non occorre riportare i dati sensibili nelle valutazioni, negli atti amministrativi, o comunque in determinazioni del datore di lavoro da rendere pubbliche e da diffondere tra più soggetti, qualora la loro menzione specifica non sia necessaria per il fine dell'atto posto in essere. Di talché, è ravvisabile un trattamento dei citati dati eccedente la funzione pubblica, allorché la stessa si sarebbe potuta comunque ottenere con l'adozione di precauzioni, quali l'uso di omissis, onde non pregiudicare la riservatezza altrui.

Cass. Civ. Sez. I, 13 febbraio 2012, n. 2034.pdf

Il diritto d’autore e gli altri diritti fondamentali

La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza emessa il 16 febbraio 2012, ha ribadito, tra l’altro, il principio in forza del quale il provvedimento giudiziale che ordini ad un hosting provider (nel caso di specie la piattaforma di social network Netlog) di adottare un sistema di filtraggio e di blocco delle comunicazioni elettroniche per tutelare i diritti di proprietà intellettuale, non può essere accolto nel momento in cui leda, in linea di principio, i diritti fondamentali. In particolare, il sistema di controllo richiesto avrebbe avuto delle conseguenze sulla tutela dei dati personali di tutti gli utenti che effettuano l’invio di file sulla rete in quanto implicante un’attività sistematica e di elaborazione di tutte le informazioni relative ai profili creati sulla rete sociale dagli utenti stessi, informazioni, queste, che costituiscono dati personali protetti, in quanto consentono, in linea di principio, di identificare i suddetti utenti.

Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-360/10

Cookies e data breach: le modifiche al codice privacy apportate dal d.lgs. 69/2012

autore:

Chiara Araldi

Il 1 giugno 2012 è entrato in vigore il D.Lgs. 69/2012 che ha introdotto rilevanti modifiche al Codice in materia di Protezione dei Dati Personali, di cui al D.Lgs. 196/2003 (“Codice Privacy”), per effetto del recepimento delle Direttive Europee n. 2009/136/CE, in materia di trattamento dei dati personali e tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, e n. 2009/140/CE in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica, nonché del Regolamento (CE) n. 2006/2004 sulla cooperazione tra le autorità nazionali responsabili dell’esecuzione della normativa a tutela dei consumatori.
Le modifiche introdotte riguardano principalmente le problematiche inerenti ai così detti cookies, nonché ai casi di data breach da parte degli operatori di telecomunicazione.
A tal riguardo, occorre rilevare che l’iter di recepimento di tali Direttive è stato contraddistinto sin dall’inizio da un acceso dibattito sia nazionale, che sovrannazionale: non pochi e non banali, infatti, sono gli obblighi che tali disposizioni di legge pongono a carico degli operatori del mercato delle telecomunicazioni. Le imprese e le associazioni di categoria, in particolare, hanno rilevato come apparissero eccessive parte delle misure ivi previste, soprattutto in tema di ottenimento del possibile previo consenso da parte degli utenti all’utilizzo dei così detti cookies, in considerazione della netta sproporzione sussistente tra l’effettivo beneficio che avrebbero conferito agli utenti e gli oneri che sarebbero stati posti a carico degli operatori.
Anche il Garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”), nel parere reso su richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico sullo schema del D.Lgs. 69/2012 ha espresso le sue perplessità sulla possibile applicazione di un modello di ottenimento del consenso da parte degli interessati basato sulla applicazione di uno stretto regime di opt-in, caldeggiando l’adozione di un sistema meno invasivo e, precisamente, una modalità alternativa mista tra opt-in e opt-out, possibilmente basata sulle impostazioni del browser.
Il testo finale del D.Lgs. 69/2012, pur con le limitazioni del caso, appare aver recepito parzialmente le esigenze manifestate dalle imprese del settore e dall’AGCM, anzitutto laddove il novellato art. 122 del Codice Privacy, nell’imporre l’obbligo di acquisire il consenso degli utenti per l’utilizzo di cookies, definisce tale consenso quale “espresso”, eliminando il riferimento al consenso “preventivo”, contenuto nella traduzione italiana della Direttiva 2009/136/CE. Inoltre, tra i criteri interpretativi cui dovrà attenersi il Garante in materia di Protezione dei Dati Personali (“Garante Privacy”) nell’individuare le specifiche modalità di raccolta del consenso espresso all’utilizzo di cookies, il legislatore ha esplicitamente imposto a tale autorità indipendente di tenere conto delle proposte formulate dalle associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale delle categorie economiche coinvolte e di rendere una informativa mediante configurazioni di programmi informatici: sembra quindi sussistere un’apertura da parte del Legislatore ad una metodologia di raccolta del consenso che possa congruamente bilanciare il diritto degli utenti ad essere correttamente informati in merito al trattamento dei loro dati personali con le esigenze operative degli operatori del mercato delle comunicazioni.
Con riferimento al data breach, inoltre, il Legislatore si è limitato a recepire il contenuto della Direttiva 2009/140/CE, allargandone la portata soggettiva soltanto ai soggetti che gestiscono in outsourcing determinati servizi per i fornitori di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, senza estendere l’obbligo di porre in essere gli onerosi adempimenti a carico di tutti i titolari del trattamento dei dati, come avviene, ad esempio, in Germania.
Come anticipato, in particolare, il primo importante tema su cui verte l’intervento legislativo riguarda l’utilizzo dei cosiddetti cookies, per cui si intendono quelle stringhe di testo che vengono scambiate tra un server ed un client (quindi tra il server del proprietario del sito web ed il browser del visitatore), con la funzione di consentire al titolare di un sito internet o ad un terzo soggetto di “memorizzare” determinate informazioni relative alla navigazione dell’utente, ai fini di un loro utilizzo automatico durante le successive navigazioni dell’utente (come, ad esempio, la memorizzazione di password di autenticazione in modo che compaiano all’utente in maniera automatica nei suoi successivi accessi ad un sito internet, l’impostazione della lingua utilizzata, la grandezza e il tipo di testo prescelto, la localizzazione dell’indirizzo IP, ecc.). A tal riguardo, occorre precisare che esistono differenti tipologie di cookies: tra i vari, si evidenzia l’esistenza dei cosiddetti cookies di sessione, che si eliminano alla chiusura del browser, e quelli di natura persistente, che al contrario, si eliminano solo dopo un certo periodo di tempo; i c.d. first party cookies (che sono leggibili al solo dominio che li ha creati) e i third party cookies (che sono creati e soggetti a domini diversi da quello effettivamente visitato dall’utente, come ad esempio i Google analytics).
Svolta tale necessaria premessa ai fini di una maggiore comprensione del dettato normativo in analisi, si osserva come il novellato art. 122 del Codice Privacy preveda che le informazioni acquisite mediante l’utilizzo di cookies possano essere trattate unicamente a condizione che l’utente abbia espresso il proprio consenso, dopo essere stato informato mediante una informativa ad hoc, fornita con modalità semplificate. Tali modalità semplificate saranno determinate concretamente dal Garante Privacy: la norma in questione individua, in ogni caso, i due criteri interpretativi a cui il Garante dovrà attenersi per individuare tali modalità: la richiesta del consenso mediante specifiche configurazioni di programmi informatici o di dispositivi che siano di facile e chiara utilizzabilità per l’utente e l’individuazione di una modalità di acquisizione di tale autorizzazione, che tenga conto delle proposte formulate dalle associazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale dei consumatori e dalle categorie economiche coinvolte.  Dai suddetti obblighi informativi sono esclusi i cookies tecnici, ossia quelle particolari stringhe di testo finalizzate “unicamente ad effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica” o strettamente necessarie “al fornitore di un servizio della società dell’informazione” per erogare un servizio “espressamente richiesto dal contraente o dall’utente”. In linea di massima, pertanto, e nonostante sia in ogni caso necessaria una valutazione in concreto dei cookies al fine di una loro corretta decodifica, sembra potersi affermare che non occorra richiedere il consenso espresso agli utenti nell’ipotesi in cui si utilizzino first party cookies di sessione: tali strumenti infatti, consentono esclusivamente una corretta visualizzazione e funzionalità del sito che l’utente sta visitando, rientrando quindi all’interno della categoria di servizi esplicitamente richiesti dagli utenti. Diversamente, l’utilizzo di third party cookies, che consente al soggetto terzo di raccogliere ed analizzare informazioni con finalità di carattere essenzialmente statistico, non appare rientrare nella suddetta esclusione di legge.
Per quanto attiene il così detto data breach, il novellato art. 32 del Codice Privacy impone l’adozione di alcune misure di sicurezza preventive e/o contenitive ed obblighi informativi nel caso di accesso indebito ad una banca dati.
La portata soggettiva della suddetta norma riguarda sia i fornitori di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, sia tutti quei soggetti cui è affidata l’erogazione di tale servizio (“Fornitori”), in piena conformità all’evoluzione del mercato delle telecomunicazioni, che ha visto aumentare il numero di players in esso operanti, con un modello di business caratterizzato dalla gestione in outsourcing di numerose attività.
Per “servizio di comunicazione elettronica” si intendono, ex art. 4, comma 2, lett. e) del Codice Privacy, tutti i servizi consistenti esclusivamente o prevalentemente nella trasmissione di segnali su reti di comunicazioni elettroniche, compresi i servizi di telecomunicazioni e i servizi di trasmissione nelle reti utilizzate per la diffusione circolare radiotelevisiva: i titolari obbligati a rispettare le disposizioni di legge introdotte dal D.Lgs. 69/2012, pertanto, appaiono essere soltanto gli operatori delle telecomunicazioni in senso proprio, con l’esclusione, ad esempio, dei soggetti che forniscono dei servizi informatici attraverso le reti di comunicazioni elettroniche, tra cui, ad esempio, gli operatori di e-mail marketing.
Nell’ottica di prevenzione di un evento di data breach, il novellato art. 32 del Codice Privacy prevede che i soggetti che operano sulle reti di comunicazione elettronica siano obbligati a garantire la protezione dei dati personali dalla (i) distruzione anche accidentale; (ii) perdita o alterazione anche accidentale nonché dalla (iii) archiviazione, trattamento, accesso o divulgazione non autorizzati o illeciti. Inoltre, essi devono attuare una specifica politica di sicurezza, idonea a prevenire tali eventi nonché informare in modo idoneo i contraenti nel caso in cui dovesse sussistere un particolare rischio di violazione della sicurezza della rete.
Qualora di verifichi un evento di  data breach, il fornitore di servizi di comunicazione elettronica ne deve dare comunicazione, “senza indebiti ritardi”, al Garante Privacy, e, laddove vi sia il pericolo di pregiudizio ai dati personali o alla riservatezza del contraente, anche al contraente stesso. Sulle modalità del data breach notification, il legislatore ha attribuito a tale autorità indipendente  la facoltà di individuare orientamenti ed istruzioni che meglio codifichino le modalità, tempistiche e contenuti di tale informazione.
Infine, i Fornitori dovranno tenere un aggiornato Inventario delle Violazioni, nel quale dovranno essere riportate le circostanze in cui ciascuna violazione si è verificata, le conseguenze ed i provvedimenti adottati per porvi rimedio.
Nel caso in cui il Fornitore non comunichi un caso di data breach al Garante Privacy, è prevista l’erogazione di una specifica sanzione amministrativa pecuniaria da 25.000 a 150.000 euro; qualora, invece, ometta di effettuare la comunicazione ai contraenti, è prevista una ulteriore sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 1.000 euro per ciascun contraente nei cui confronti venga omessa tale comunicazione. La mancanza totale o l’assenza di aggiornamento dell’Inventario delle Violazioni, infine, importa l’erogazione di una ulteriore sanzione pecuniaria amministrativa da 20.000 a 120.000 euro.
Le disposizioni ora analizzate implicano l’adozione di una serie di misure ed adempimenti di non scarsa rilevanza, da parte degli operatori commerciali del settore, cui segue l’erogazione di rilevanti sanzioni: in un’ottica di prudenza, pertanto, potrebbe risultare opportuno aggiornare/ridefinire i rapporti che gli stessi hanno con le proprie società in outsourcing (solitamente nominate Responsabili del trattamento), ad esempio prevedendo l’obbligo di adozione di una procedura di notifica delle violazioni corredata della relativa tempistica, in modo da consentire ai titolari del trattamento di effettuare la comunicazione al Garante Privacy nei modi e nei tempo previsti dalla legge. (C.A.)
D.Lgs 69/2012
Direttiva 2009/136/CE.pdf
Direttiva 2009/140/CE.pdf

Semplificazioni in materia di videosorveglianza

autore:

Chiara Araldi

Il 16 aprile 2012, il Ministero del Lavoro ha emanato una nota con la quale ha disposto alcune semplificazioni nelle procedure per il rilascio delle autorizzazioni all’uso di impianti audiovisivi, reso indispensabile dall’aumento, rilevabile negli ultimi anni, delle richieste di autorizzazione. L’installazione di un impianto di videosorveglianza, infatti, non è più soltanto richiesta dalle grandi imprese, ma anche da moltissimi piccoli esercizi commerciali, nei quali non sono presenti rappresentanze sindacali aziendali e per i quali è necessario ottenere una autorizzazione da parte della Direzione Provinciale del Lavoro.

La Direzione generale prende atto che, in tali ipotesi, l’autorizzazione è preceduta, nella prassi, da un sopralluogo volto a verificare la corrispondenza del sistema effettivamente installato con quello contenuto nella richiesta di autorizzazione: tale prassi, secondo il Ministero, non può essere più attuata, in quanto richiede un impiego di forze operative sproporzionato rispetto alle finalità della norma.
Inoltre, per alcune attività, quali ricevitorie, tabaccherie, oreficerie, farmacie, edicole, distributori di carburante, ecc., considerate ad alto rischio di rapina per le consistenti giacenze di denaro, l’utilizzo di impianti audiovisivi assume il duplice scopo di fornire un deterrente nonché assicurare fonti di prova nei giudizi relativi ad eventuali condotte penalmente rilevanti.
In tali ipotesi, pertanto, può operare una presunzione di ammissibilità, dal momento che le circostanze sopra descritte oggettivamente legittimano le esigenze legate alla sicurezza dei lavoratori, che possono essere tutelate dalla presenza degli impianti audiovisivi di controllo.
Viene così eliminato il meccanismo del sopralluogo, essendo sufficiente la disamina della documentazione presentata dal richiedente, verificando che nel provvedimento di autorizzazione vengano valutati i seguenti elementi:

1. dovrà essere rispettata la disciplina dettata dal Decreto Legislativo n.196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali) e dai successivi provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali, in particolare il Provvedimento dell’8 aprile 2010);
2. dovrà essere rispettata tutta la normativa in materia di raccolta e conservazione delle immagini;
3. prima della messa in funzione dell’impianto l’azienda dovrà dare apposita informativa scritta al personale dipendente in merito all’attivazione dello stesso, al posizionamento delle telecamere ed alle modalità di funzionamento e dovrà informare i clienti con appositi cartelli
4. l’impianto, che registrerà solo le immagini indispensabili, sarà costituito da telecamere orientate verso le aree maggiormente esposte ai rischi di furto e di danneggiamento (limitando l’angolo delle riprese ed evitando, quanto non indispensabili, immagini dettagliate), l’eventuale ripresa di dipendenti avverrà esclusivamente in via incidentale e con criteri di occasionalità;
5. all’impianto non potrà essere apportata alcuna modifica e non potrà essere aggiunta alcuna ulteriore apparecchiature al sistema da installare, se non in conformità al dettato dell’articolo 4 della Legge n.300/1970 e previa relativa comunicazione alla DTL;
6. le immagini registrate non potranno in nessun caso essere utilizzate per eventuali accertamenti sull’obbligo di diligenza da parte dei lavoratori né per l’adozione di provvedimenti disciplinari;
7. in occasione di ciascun accesso alle immagini (che di norma dovrebbe avvenire solo nelle ipotesi di verificazione di atti criminosi o di eventi dannosi), la ditta dovrà darne tempestiva informazione ai lavoratori occupati.
8. i lavoratori potranno verificare periodicamente il corretto utilizzo dell’impianto.
(C.A.)
Ministero del Lavoro – nota 16 aprile 2012, n. 7162.pdf

Digitalizzazione e l’accesso legale on line alle opere orfane

autore:

Francesca Florio

Il 27 ottobre scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la direttiva 2012/28/UE del 25 ottobre 2012, volta a disciplinare determinati utilizzi di opere cd. “orfane”, al fine di conseguire gli obiettivi connessi alla loro missione di interesse pubblico. Tale direttiva si inserisce, invero, in un contesto storico in cui si mira a digitalizzare le opere musicali, letterarie e cinematografiche, in modo che quest’ultime possano essere accessibili ad un pubblico più ampio. Per raggiungere tale scopo, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno risolto, introducendo una normativa ad hoc, l’annoso problema relativo alle opere cd. “orfane”, ovvero quelle opere i cui autori non sono identificabili o rintracciabili, rendendo impossibile l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie ai fini della relativa messa a disposizione.
Si delineano, qui di seguito, i punti chiave della nuova normativa:

I.  I soggetti a cui la direttiva è indirizzata.

La predetta direttiva disciplina l’utilizzo di opere “orfane” da parte di:

(i) biblioteche, istituti di istruzione e musei accessibili al pubblico;
(ii) archivi;
(iii) istituti depositari del patrimonio cinematografico o sonoro;
(iv) emittenti di servizio pubblico.

II. Le opere oggetto della disciplina introdotta dalla direttiva

La direttiva in questione si applica a:
(i) libri, riviste, quotidiani, rotocalchi o altre pubblicazioni conservate nelle collezioni dei soggetti di cui ai precedenti punti (i), (ii) e (iii) del precedente paragrafo I;
(ii) opere cinematografiche o audiovisive e fonogrammi conservate nelle collezioni dei soggetti di cui ai precedenti punti (i), (ii) e (iii) del precedente paragrafo I;
(iii) opere cinematografiche o audiovisive e fonogrammi prodotti da emittenti di servizio pubblico fino al 31 dicembre 2002, conservate nei loro archivi;
(iv) opere e fonogrammi appartenenti alle predette categorie che non siano mai stati pubblicati né trasmessi, ma che siano stati resi pubblicamente accessibili dalle organizzazioni di cui al precedente paragrafo I con il consenso dei titolari dei diritti, se è ragionevole presumere che quest’ultimi non si opporrebbero all’utilizzo delle opere e dei fonogrammi in questione;
(v) opere o altri contenuti protetti che siano inclusi, incorporati o che formino parte integrante delle opere e dei fonogrammi di cui ai precedenti punti del presente paragrafo II.
La direttiva si applica a tutte le opere e fonogrammi orfani che sono tutelati dalla legislazione degli Stati membri relativa al diritto d’autore il o successivamente al 29 ottobre 2014. La predetta normativa non si applica agli atti conclusi e ai diritti acquisiti prima del 29 ottobre 2014.

III. Cosa si intende per opere orfane.

L’opera cd. “orfana” è un’opera il cui titolare dei diritti non è stato identificato, o, se anche quest’ultimo sia stato individuato, non sia stato possibile rintracciarlo attraverso una ricerca diligente e registrata.
Qualora via sia più di un titolare dei diritti su un’opera o su un fonogramma e non tutti i titolari siano stati individuati oppure, anche quando siano stati individuati, non siano stati rintracciati in seguito a una ricerca diligente, l’opera o il fonogramma possono essere utilizzati in conformità della direttiva in questione, a condizione che i titolari dei diritti che sono stati identificati e rintracciati abbiano autorizzato, per quanto riguarda i diritti da loro detenuti, le organizzazioni di cui al precedente paragrafo I ad effettuare gli atti di riproduzione e di messa a disposizione del pubblico di cui al successivo paragrafo IV.
Le opere o i fonogrammi considerati orfani in uno Stato membro sono ritenuti tali in tutti gli altri Stati membri.
Lo status di opera “orfana” può venir meno in qualsiasi momento ad opera del titolare dei diritti. Qualora venga meno tale status, al titolare dei diritti di una determinata opera o di un altro contenuto protetto spetta un equo compenso per l’utilizzo che è stato fatto dalle organizzazioni di cui al precedente paragrafo I, nella misura che ciascun Stato membro stabilirà.

IV. Le utilizzazioni consentite

Ai sensi dell’art. 6 della direttiva in questione, i soggetti di cui al precedente paragrafo I possono:

(i) mettere a disposizione del pubblico l’opera “orfana” ai sensi dell’art. 3 della direttiva 2001/29/CE;

(ii) compiere atti di riproduzione dell’opera “orfana”, ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2001/29/CE, a fini di digitalizzazione, messa a disposizione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro.
Le organizzazioni di cui al precedente paragrafo I devono indicare in qualsiasi utilizzo dell’opera “orfana” il nome degli autori e degli altri titolari dei diritti individuati.

V. Recepimento

Gli Stati membri devono adottare disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva in questione entro il 29 ottobre 2014.

(F.F.)
Direttiva 2012/28/UE.pdf

Call center nel mirino

autore:

Chiara Araldi

Il cosiddetto “Decreto Sviluppo”, convertito in legge il 7 agosto 2012, con legge n. 134 (“Misure urgenti per la crescita del paese”), contiene una importante novità in tema di call center.
Per call center  si intende quell'insieme di dispositivi, sistemi informatici e risorse umane atti a gestire, in modo ottimizzato, le chiamate telefoniche da e verso un'azienda. L'attività di un call center può essere svolta da operatori specializzati e/o risponditori automatici interattivi, con lo scopo di offrire informazioni, attivare servizi, fornire assistenza tecnica, offrire servizi di prenotazione, consentire acquisti e organizzare campagne promozionali (cosiddetto telemarketing).
L’attività di telemarketing è da tempo sotto la stretta sorveglianza del Garante Privacy, che, con numerosi provvedimenti succedutisi dal 2008 ad oggi, ha cercato di limitarne in ogni modo gli abusi. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, i provvedimenti emanati da tale autorità nel 2008, in cui sono stati vietati i trattamenti dei dati personali di alcune società specializzate nella creazione e nella vendita di banche dati (Ammiro Partners, Consodata e Telextra), in quanto le informazioni degli utenti erano state acquisite senza aver reso una idonea informativa circa le modalità del trattamento e soprattutto i soggetti cui tali dati sarebbero stati comunicati, né era stato richiesto il previo consenso degli interessati; tale divieto è stato poi esteso a tutte quelle società, operanti del mercato delle telecomunicazioni, che avevano acquistato le proprie banche dati dai soggetti sanzionati.
Ulteriore pratica recentemente sanzionata è quella relativa alle cosiddette telefonate "mute", in cui il destinatario, dopo aver sollevato il ricevitore, non viene messo in comunicazione con alcun interlocutore.
Il fenomeno in analisi deriva dall’uso da parte di alcune società dei c.d. “sistemi di instradamento automatico di telefonate”, che hanno lo scopo di ottimizzare il servizio di call center, ponendo in comunicazione gli utenti contattati con gli operatori telefonici addetti alla promozione dei propri prodotti e servizi. Questi sistemi, se impropriamente utilizzati, portano a contattare un numero di utenti di gran lunga maggiore rispetto alla effettiva disponibilità del call center, con la conseguenza che – se manca un operatore libero - l’utente riceve una “telefonata muta”, anche ripetutamente nello stesso giorno.
Con il provvedimento n. 476 del 6 dicembre 2011, il Garante Privacy ha limitato l’uso di tali sistemi e/o comunque ha previsto una apposita disciplina, prescrivendo che le società che si dotano dei sistemi di istradamento automatico delle telefonate, devono utilizzare accorgimenti che impediscano la reiterazione di una telefonata "muta" ed escludano la possibilità di chiamare quel numero per i trenta giorni successivi, disponendo anche l’erogazione di sanzioni amministrative, in caso di mancato adempimento, da 30.000,00 a 120.000,00 euro.
Il “Decreto Sviluppo”, invece, affronta all’art. 24-bis il tema della delocalizzazione all’estero dei call center, una realtà sempre più presente nel nostro Paese. Ai sensi di tale nuova disposizione di legge, qualora un’azienda decida di spostare l’attività di call center fuori dal territorio nazionale, deve darne comunicazione al Ministero del Lavoro almeno 120 giorni prima dell’effettiva delocalizzazione, provvedendo anche a fornire un elenco dei nominativi dei lavoratori coinvolti; inoltre, entro lo stesso termine, deve effettuare una segnalazione al Garante Privacy, indicando quali misure ha implementato per il rispetto della legislazione nazionale, con particolare riferimento al rispetto dell’iscrizione degli utenti al registro delle opposizioni, gestito dalla Fondazione Bordoni.  
L’art. 24 bis ha carattere retroattivo, in quanto l’informativa al Ministero del Lavoro e al Garante Privacy deve essere fornita anche dai soggetti che, all’entrata in vigore della Legge di conversione, operano già in Paesi esteri.
Inoltre, quando un cittadino effettua o riceve una chiamata ad un call center deve sempre essere informato preliminarmente circa la collocazione all’estero dell’operatore con cui sta per parlare, con indicazione del Paese estero in cui lo stesso si trova, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali; deve inoltre essergli lasciata la facoltà di scegliere se relazionarsi con un operatore situato in Italia.
Il mancato rispetto delle nuove indicazioni di legge comporta la comminazione di una sanzione amministrativa pecuniaria particolarmente gravosa, pari ad euro 10.000 per ogni giornata di violazione.
Tale nuova disposizione di legge appare particolarmente gravosa per le società che si avvalgono di tale tipo di servizio, perché, oltre all’obbligo di informativa alle autorità competenti, impone l’obbligo di garantire la disponibilità del servizio anche a livello nazionale, con un conseguente aggravio di costi. Non si comprende, tuttavia, se l’art. 24-bis del Decreto Sviluppo riguardi unicamente l’ipotesi di una società che intenda delocalizzare la propria attività di call center all’estero o, anche,  il caso dell’appalto di tale servizio ad un soggetto terzo. E’ evidente, infatti, che qualora il Decreto Sviluppo riguardasse solo la prima ipotesi, la portata di tale disposizione normativa rimarrebbe limitata e non andrebbe a regolamentare l’intero fenomeno in analisi, di fatto contenendo le misure disposte dal legislatore a sostegno della sicurezza nazionale.

 (C.A.)

Legge n.134/2012.pdf

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