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R&P Legal è uno studio legale indipendente, fondato nel 1949, con sei sedi in Italia e con primarie connessioni internazionali, dove lavorano più di centocinquanta professionisti qualificati che forniscono assistenza full service.

Ultime notizie

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Il condhotel tra funzione alberghiera e residenziale, l’esempio della Regione Em…

Vincenzo D'Antoni - avatar Vincenzo D'Antoni - 17-06-2019 - Real Estate

di Laura Demelas e Vincenzo D'Antoni I condhotel sono “esercizi alberghieri … che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettività e, in forma integrata e complementare, in unità abitative a destinazione residenziale …”. L’elemento distintivo è quindi la convivenza tra funzione alberghiera e residenziale...

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XI sessione plenaria del Comitato europeo per la protezione dei dati: adottate l…

Ludovica Ceretto - avatar Ludovica Ceretto - 17-06-2019 - Privacy & Data Protection

Durante l’undicesima sessione plenaria del 4 giugno scorso l’EDPB ha adottato la versione definitiva delle Linee guida sui codici di condotta, volte a fornire un supporto pratico ed interpretativo degli articoli 40 e 41 GDPR. Obiettivo è quello di chiarire le procedure e le norme relative alla presentazione, all'approvazione e alla pubblicazione dei codici d...

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Il creditore della società cancellata non ha diritto al risarcimento dagli ex am…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 13-06-2019 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 15822 del 12 giugno 2019, ha stabilito che il creditore della società cancellata non ha diritto ad incassare i danni dagli ex amministratori, a meno che non riesca a fornire la prova del fatto illecito, del dolo o della colpa degli ex manager.

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Inaugura lunedì 24 giugno 2019 presso R&P Legal: ETTORE MOSCHETTI, Quando ch…

La Redazione - avatar La Redazione - 13-06-2019 - News

Lo Studio R&P legal prosegue il suo percorso nell’arte ospitando l’opera di Ettore Moschetti. I dipinti cromaticamente avvolgenti di Moschetti abiteranno le sale riunioni di R&P Legal dal 24 giugno al 22 settembre 2019.

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D.L. 34/2019: approvate le misure di contrasto all’Italian Sounding

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 11-06-2019 - Intellectual Property

L’art. 32 del D.L. 34/2019 ha introdotto una serie di misure volte a proteggere il Made in Italy e a favorirne la promozione sui mercati esteri.

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Commissione europea e finanza sostenibile: piccoli passi avanti

Beatrice Gragnoli - avatar Beatrice Gragnoli - 05-06-2019 - Charities & Social Enterprises

L’ESMA – European Securities and Markets Authority ha pubblicato e trasmesso alla Commissione, il suo technical advice sull’integrazione dei criteri ESG – Environmental, Social e Governance all’interno della Mifid II[1]. La Commissione vuole rendere concreto il suo impegno in tema di “finanza sostenibile” integrando la Direttiva che disciplina l’attività de...

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Le Nazioni Unite istituiscono il primo Multi-Partner Trust Fund a sostegno della…

Emiliano Giovine - avatar Emiliano Giovine - 05-06-2019 - Charities & Social Enterprises

L’8 maggio a Ginevra, i Direttori Generali delle otto organizzazioni delle Nazioni Unite che costituiscono Executive Committee of the UN Network on Migration hanno sottoscritto un accordo per l’istituzione di uno Start-up Fund for Safe, Orderly and Regular Migration, uno strumento di finanziamento unico nel suo genere, per sostenere la cooperazione internazi...

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Impact Investing. Il punto di svolta.

Roberto Randazzo - avatar Roberto Randazzo - 05-06-2019 - Charities & Social Enterprises

Il 2019 si sta rivelando davvero l’anno del consolidamento globale del movimento “Impact”, evolvendosi da materia per pionieristici e lungimiranti articoli scientifici e per convegni accademici, a tema centrale nell’impostazione delle strategie di investimento dei fondi di private equity e di pianificazione di business innovativi. Nei giorni scorsi, al term...

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R&P Legal al fianco delle Procedure di Amministrazione Straordinaria di Link…

La Redazione - avatar La Redazione - 04-06-2019 - News

Deloitte Legal e Salonia e Associati hanno assistito Cordon Electronics Italia S.r.l. (“Cordon”) nell’acquisizione di 4 rami d’azienda da Compel Electronics S.p.A. in A.S. e da Linkra S.r.l. in A.S. Anche grazie all’accordo raggiunto il 18 aprile 2019 scorso con le organizzazione sindacali, Cordon si è impegnata a mantenere la continuità aziendale e 122 post...

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In vigore il regolamento n. 1/2019, concernente le procedure interne che discipl…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 04-06-2019 - Privacy & Data Protection

Obiettivo del regolamento n. 1/2019 è fissare termini e procedure in caso di ricezione di segnalazioni o reclami, per le attività ispettive e per l’approvazione di regole deontologiche e codici di condotta. Con la delibera n. 98 del 4 aprile 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 106 dell'8 maggio 2019, il Garante per la protezione dei dati personali ...

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D.L. 24/2019: introdotto il “marchio storico” a tutela del Made in Italy

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 04-06-2019 - Intellectual Property

Con l’art 31 del D.L. 30/04/2019 n. 24 (c.d. Decreto Crescita), sono state apportate una serie di importanti modifiche al Codice di Proprietà Industriale volte a garantire una tutela più effettiva dei marchi di eccellenza nel Made in Italy.

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Monitoraggio fiscale e titolarità effettiva nelle Fondazioni: l’Agenzia delle En…

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 04-06-2019 - Wealth Management & Private Client

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Il Presidente del consiglio di amministrazione e il Direttore generale di una Fondazione che detenga attivi all’estero non sono tenuti alla compilazione del quadro RW della propria dichiarazione dei redditi. Questa è la conclusione alla quale è arrivata la Risoluzione n. 53/E del 29 Maggio u.s...

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Tutti i condomini devono risarcire i danni da infiltrazioni nei box sotto il cor…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 03-06-2019 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14511 del 28 maggio 2019, ha stabilito che, in materia di condominio, qualora si debba procedere alla riparazione del cortile o viale d’accesso all’edificio condominiale, che funga anche da copertura per i locali sotterranei di proprietà esclusiva del singolo condomino, ai fini della ripartizione delle relative spes...

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Il Dottor Andrea E. M. Eliseo docente del corso di preparazione per l'otteniment…

La Redazione - avatar La Redazione - 03-06-2019 - News

I giorni 5 e 6 Giugno, presso gli uffici di Banca Mediolanum di Padova, il Dottor Andrea E. M. Eliseo – Of Counsel dello Studio R&P Legal – interverrà in veste di docente del Corso di preparazione per l’ottenimento della​ certificazione di European Financial Planner (EFP) per l’anno 2019.

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Internazionalizzazione e opportunità di business per le PMI del territorio bresc…

La Redazione - avatar La Redazione - 31-05-2019 - News

Venerdì 14 alle ore 16.00 presso L’Auditorium Santa Giulia in Via Piamarta, 4 a Brescia, Riccardo Rossotto e Claudio Elestici, partners di R&P Legal, interverranno come relatori alla IV edizione del “Brixia Business Match” organizzato da Apindustria.La partecipazione è gratuita.

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Emiliano Giovine interviene alla NYU School of Law sul tema “Advancing Refugee L…

La Redazione - avatar La Redazione - 29-05-2019 - Charities & Social Enterprises

La conferenza annuale “Legal Issues in Social Entrepreneurship and Impact Investing – in the US and Beyond”, organizzata da Impact Investing Legal Working Group (IILWG) e Grunin Center for Law and Social Entrepreneurship, si svolgerà il 4 e 5 giugno 2019 presso la NYU School of Law a New York.

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Rinvio dell’udienza sino allo scadere della rateizzazione del debito fiscale: in…

Valeria Valentini - avatar Valeria Valentini - 28-05-2019 - Criminal Law

Con ordinanza del 24 maggio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato (di nuovo) inammissibile la questione di legittimità dell’art. 13 co. 3 D.Lgs. 74/2000 sollevata dai Tribunali di Treviso e di Asti. La norma, per effetto delle modifiche apportate dalla L. 158/2015, stabilisce che qualora prima dell’apertura del dibattimento di primo grado il debito t...

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R&P Legal al fianco di Langley nell’acquisizione di Marelli Motori

La Redazione - avatar La Redazione - 27-05-2019 - News

Langley Holdings PLC ha chiuso l'acquisizione di Marelli Motori da The Carlyle Group. Con una squadra coordinata dal socio Mario Ferrari ed il coinvolgimento degli associate Antonio Faruzzi e Pierluigi Tusino, R&P Legal ha affiancato lo studio UK Gateley PLC, con un team guidato dal socio David Armitage e costituito da Rebecca Bennett ed Elizabeth Russe...

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Tavola rotonda in R&P Legal: Il rapporto arte architettura nella sperimentaz…

La Redazione - avatar La Redazione - 27-05-2019 - News

Dal 4 all’8 giugno, gli artisti selezionati a partecipare a Walk-In Studio sono chiamati ad aprire i loro spazi per organizzare mostre ed eventi che coinvolgano altri autori creando un circuito di scambio e di stimoli comuni. La nuova associazione no-profit è nata con lo scopo di organizzare e sviluppare questo dispositivo di scambio, anche intergenerazional...

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ECTAA files antitrust complaint against IATA

Maurizio Corain - avatar Maurizio Corain - 27-05-2019 - Navigazione e Trasporti

ECTAA - European Travel Agents’ and Tour Operators’ Association recently filed a complaint against the IATA before the European Commission.  Such complaint is based on the breach of Articles 101 and 102 of the EU Treaty, ECTAA alleged.  “Airlines have entered into direct competition with travel agents on the distribution of air tickets while the classical ...

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L'avvocato Luigi Macioce, partner di R&P legal, ha rilasciato un'interessant…

La Redazione - avatar La Redazione - 24-05-2019 - News

L'appiattimento dei mercati e la maturità del settore finanziario portano il family office a creare nuovi servizi per le famiglie patrimonializzate. L'avvocato Luigi Macioce descrive la figura del family office, ancora poco conosciuta in Italia, e dei nuovi servizi offerti, anche attraverso l'esempio di alcuni casi pratici.

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Italia-Cina: Opportunità e strategie di sviluppo per le aziende italiane. Tutele…

La Redazione - avatar La Redazione - 24-05-2019 - News

Il giorno 4 giugno 2019 ore 15 in Busto Arsizio presso lo studio legale R&P Legal  è stata ideata una "tavola rotonda"  per acquisire informazioni ed avere una visione d’insieme più chiara circa le opportunità e le strategie di sviluppo per le aziende italiane, dopo che l'Italia ha siglato un Memorandum di intese relativo all'ambizioso progetto "Nuova Vi...

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Inammissibile l’azione revocatoria nei confronti del fallimento

Matilde Zanon - avatar Matilde Zanon - 21-05-2019 - Restructuring & Insolvency

La Corte di Cassazione, con la sentenza a Sezioni Unite n. 30416 del 23.11.2018, ha affermato come, posta l’indiscussa natura costitutiva dell’azione revocatoria, non è ammissibile il suo esercizio nei confronti del fallimento, stante l’applicazione, in sede concorsuale, della regola della cristallizzazione della massa passiva alla data della dichiarazione d...

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La particolare tenuità del fatto è applicabile anche ai reati tributari

Alessandro Racano - avatar Alessandro Racano - 21-05-2019 - Criminal Law

L’art. 131-bis del c.p. prevede un’ipotesi di non punibilità per reati caratterizzati dalla presenza del requisito della particolare tenuità del fatto e della non abitualità della condotta. In passato si era discusso circa la possibile applicabilità di tale istituto ad alcuni reati tributari e, in particolare, a quelli per i quali il legislatore aveva già p...

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Le difformità edilizie che affliggono l’immobile non ostano alla commerciabilità…

Gianluca Andreoletti - avatar Gianluca Andreoletti - 21-05-2019 - Contratti d'Impresa

Con sentenza n. 8230 del 22 marzo 2019, le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno inteso risolvere il contrasto giurisprudenziale riguardante l'interpretazione della sanzione di nullità, prevista dalla L. n. 47/1985, artt. 17 e 40, e dal D.P.R. n. 380/2001, art. 46, e riferita agli atti tra vivi ad effetti reali, aventi ad oggetto beni immobili...

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Appalti pubblici: i termini di pagamento modificati dalla Legge europea

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 17-05-2019 - Enti Pubblici & Appalti

La Legge 3 maggio 2019, n. 37, recante “disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2018” e in vigore dal 26 maggio p.v., ha innovato la disciplina del Codice dei contratti pubblici in tema di termini di pagamento.

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Nicola Berardi tra i relatori al workshop di Finance Malta a Genova e Verona in …

La Redazione - avatar La Redazione - 09-05-2019 - Intellectual Property

Malta ha creato un framework normativo ad hoc per la blockchain grazie anche alla l’introduzione di tre leggi che regolano DLT, virtual financial assets e smart contracts. Per esaminare le caratteristiche di queste nuove normative, della loro applicazione e dei possibili vantaggi Finance Malta (agenzia governativa costituita per promuovere Malta come centro...

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Roberto Randazzo all’Israel Impact Summit 2019

La Redazione - avatar La Redazione - 08-05-2019 - Charities & Social Enterprises

Roberto Randazzo, presidente di “ESELA - The Legal Network for Social Impact” (https://esela.eu/), parteciperà all’ Israel Impact Summit, che si terrà a Tel Aviv dal 28 al 30 Maggio. Si tratta di una iniziativa promossa dai due principali player del paese in questo settore ovvero TechForGood e ACTO, il centro accademico per gli investimenti a impatto e l'imp...

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Spetta al compratore che esercita l’azione di risoluzione o di riduzione del pre…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 07-05-2019 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

Con sentenza n. 11748 del 3 maggio 2019, le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione hanno stabilito che, in materia di garanzia per i vizi della cosa compravenduta di cui all’art. 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova del...

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Pagamenti in favore delle PMI: termini massimi a 60 giorni

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 07-05-2019 - Contratti d'Impresa

Il D.L. 135/2018, convertito con L. 12/2019, ha introdotto alcune modifiche al D.Lgs. 231/2002 in materia di crediti commerciali volte ad evitare l’inserimento nei contratti di clausole che comportino pagamenti in favore delle PMI con termini superiori ai 60 giorni.

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D.L. 34/2019: obbligo di indicare in bilancio i tempi medi di pagamento

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 07-05-2019 - Corporate M&A

Il D.L. 34 del 30/04/2019 ha introdotto l’art. 7-ter nel D.Lgs. 231/2002 (in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali) ai sensi del quale “A decorrere dall'esercizio 2019, nel bilancio sociale le società danno evidenza dei tempi medi di pagamento delle transazioni effettuate nell'anno, individuando altresì gli eventuali ri...

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Sicurezza sul lavoro e responsabilità dell’ente committente ex dlgs 231 per omes…

Piero Magri - avatar Piero Magri - 06-05-2019 - Criminal Law

La Corte di Cassazione in una sentenza depositata il 9 aprile 2019 ha ritenuto la responsabilità ex dlgs 231/01 in carico ad una società committente per aver commesso una serie di inadempimenti che avrebbero impedito alla società esecutrice di esercitare la posizione di garanzia nei confronti del lavoratore deceduto. In particolare mancavano il Piano di Sicu...

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Appalti pubblici: la sentenza della Corte di Giustizia UE sulla mancata indicazi…

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 06-05-2019 - Enti Pubblici & Appalti

La Corte di Giustizia U.E. (Sezione IX) con sentenza del 2 maggio 2019 (causa C‑309/18) ha dichiarato che “i principi della certezza del diritto, della parità di trattamento e di trasparenza, quali contemplati nella direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, ...

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International Posting of Workers: Obligations and Safeguards - IPBA Journal (Mar…

La Redazione - avatar La Redazione - 06-05-2019 - Contratti d'Impresa

Other than being active members of the Inter-Pacific Bar Association, Claudio Elestici and Vincenzo D’Antoni had the pleasure of collaborating in the last edition of the IPBA Journal (March 2019 – n. 93), while writing an article on the international posting of workers.   

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Andrea E. M. Eliseo interverrà in qualità di relatore al convegno sulla protezio…

La Redazione - avatar La Redazione - 03-05-2019 - News

In data 7/5 il Dottor Andrea E. M. Eliseo – Of Counsel dello Studio R&P Legal – parteciperà in veste di relatore al seminario organizzato dall’ODCEC di Alessandria sulla “Protezione e trasmissione del patrimonio”.

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Cybersecurity: i consigli del Garante Privacy per proteggere al meglio le passwo…

Giacomo Pataracchia - avatar Giacomo Pataracchia - 24-04-2019 - Privacy & Data Protection

Il Garante Privacy ha fornito alcuni consigli pratici in materia di protezione delle password nella sezione del proprio sito web dedicata alla sicurezza informatica. Tali consigli possono essere recepiti sia dai privati - al fine di proteggere la propria privacy - sia utilizzati come spunto per la creazione di buone prassi in tema di cybersecurtiy da parte ...

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R&P Legal con Matilda Holding S.p.A. nell'acquisizione del gruppo Autorotor

La Redazione - avatar La Redazione - 19-04-2019 - News

Matilda HOLDING SPA, società di investimento specializzata in CLUB DEAL promossa da Studio Sebastiani ed Ocean Merchant, ha finalizzato l’acquisizione dell’intero capitale delle Società AUTOROTOR S.r.l. e AUTCAM S.r.l.; Società operanti nella progettazione e realizzazione (grazie a tecnologia e brevetti di proprietà) di componenti evoluti per l'automazione i...

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L’Avv. Luigi Macioce relatore al seminario sui passaggi generazionali organizzat…

La Redazione - avatar La Redazione - 19-04-2019 - News

Lo scorso 16 aprile, presso la sala convegni dell’ex chiesa anglicana di Bordighera, l’Avv. Luigi Macioce ha partecipato come relatore insieme al Dott. Stefano Oliva e Dott. Riccardo Padovan (AeA studio associato) e al Notaio Giuseppe Ottavio Mannella (Busani & Partners studio notarile).

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R&P con il gruppo IREN nell’accordo con Enerbrain

La Redazione - avatar La Redazione - 18-04-2019 - Startup

Il gruppo IREN ha scelto di utilizzare la tecnologia Enerbrain per un progetto di efficientamento energetico su 89 edifici del Comune di Torino, principalmente scuole ed uffici, con l’obiettivo di ottenere un importante risparmio energetico e un attento monitoraggio del comfort interno e della qualità dell’aria.  La partnership prevede altresì un iniziale in...

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Una recente sentenza chiarisce le condizioni di accesso da parte del datore di l…

Chiara Agostini - avatar Chiara Agostini - 16-04-2019 - Privacy & Data Protection

In data 26 marzo 2019, il Tribunale di Roma, dopo aver ripercorso l’orientamento giurisprudenziale prevalente  italiano e quello della Corte Europea dei diritti dell’uomo, si è espresso in merito alla liceità e alle condizioni di accesso ai messaggi di posta elettronica  presenti nell’account di posta elettronica aziendale di un dipendente da parte del dator...

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Monica Togliatto

Monica Togliatto

Esperta in materia di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/258-monica-togliatto.html

Autodisciplina pubblicitaria: stop a modelli estetici non salutari

di Monica Togliatto e Avv. Nicola Berardi

È entrata in vigore la modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che prevede ora, all’art. 12-bis, una disposizione specifica in tema di salute e sicurezza: “La comunicazione commerciale relativa a prodotti suscettibili di presentare pericoli, in particolare per la salute, la sicurezza e l’ambiente, specie quando detti pericoli non sono facilmente riconoscibili, deve indicarli con chiarezza. Comunque la comunicazione commerciale non deve contenere descrizioni o rappresentazioni tali da indurre i destinatari a trascurare le normali regole di prudenza o a diminuire il senso di vigilanza e di responsabilità verso i pericoli, tra cui immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute”.

Celebrity e pubblicità occulta

Dopo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria interviene, su impulso del Comitato di Controllo nel sanzionare l’inserzionista Peugeot Automobili Italia s.p.a. per aver violato l’art. 7 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (CACC) a causa della veicolazione su Instagram da parte del noto cantante Fedez di immagini e video in cui l’artista visita lo stand Peugeot in occasione degli “Internazionali di Tennis”.

Nomi patronimici e settore vitivinicolo

Dopo oltre dieci anni la Corte di Cassazione ha stabilito un punto fermo in una vertenza che ha visto contrapposte, con alterne vicende, due aziende vitivinicole del cuore delle Langhe.

Nel maggio 2004 Claudia Castella, titolare del marchio registrato CASTELLA, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, Renzo Castella, contestando l’asserito illecito di quest’ultimo conseguente all’utilizzo indebito del marchio di fatto CASTELLA nell’ambito della sua attività vitivinicola.

Renzo Castella si costituiva in giudizio e formulava domanda riconvenzionale chiedendo che fosse dichiarata la nullità del marchio CASTELLA per difetto di novità ed illiceità della registrazione.

Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 131/2007 dell’11 gennaio 2007 condannava Renzo Castella alla refusione del pregiudizio subito da Claudia Castella inibendogli l’uso del patronimico CASTELLA come segno distintivo dei vini da esso commercializzati. Rigettava altresì la domanda riconvenzionale di nullità del marchio registrato CASTELLA. Osservava il Tribunale come “quand’anche” il marchio di Renzo Castella “dovesse essere inteso quale marchio complesso (composto non solo dal nome “Renzo Castella”, ma anche dal disegnino del paesaggio collinare) costituisce comunque contraffazione del marchio attoreo”, posto che “”il segno del convenuto lascia persistere il cuore-nucleo caratterizzante del marchio attoreo, cioè il nome patronimico Castella posto in posizione predominante rispetto agli altri elementi componenti l’etichetta”.

“L’aggiunta del prenome “Renzo”, “…considerata la vicinanza territoriale delle sedi delle due aziende in esame e inoltre la comune attività di produzione e commercializzazione vinicola delle medesime” veniva, dunque, giudicata dal Tribunale del tutto irrilevante.

Tale sentenza era radicalmente riformata dalla Corte di Appello di Torino che in data 19 aprile 2010, con sentenza n. 544, accoglieva l’impugnazione di Renzo Castella giudicando infondate le domande di contraffazione e di risarcimento dei danni proposte da Claudia Castella. Respingeva, invece, la richiesta riforma in punto nullità del marchio CASTELLA formulata da Renzo Castella.

La Corte affermava che la vicinanza delle due aziende, nella fattispecie di causa, “assume, invece, una valenza esattamente opposta” rispetto a quella valutata dal Giudice di primo grado “proprio perché sintomatica di un contesto produttivo in cui le omonimie sono frequenti e note”.

Nel presentare ricorso per Cassazione avverso la predetta sentenza Claudia Castella denunciava la violazione degli articoli 20 e 21 CPI, nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex articolo 360, comma 1, nn. 3 e 5 c.p.c.

Claudia Castella contestava, in particolare, l’insufficienza dell’aggiunta del prenome Renzo e del profilo grafico delle colline langarole, facenti parte del marchio di fatto CASTELLA riprodotto sull’etichetta delle bottiglie, stante l’identità del cuore dei due marchi costituiti dall’identico patronimico.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2191 del 4 febbraio 2016, pur richiamando l’orientamento giurisprudenziale risalente ed univoco, per cui il cuore dei marchi patronimici risiede effettivamente nel cognome, confermava la sentenza d’appello ritenendo che la motivazione sopra richiamata fosse esente da censure.

Osserva la Corte come Renzo Castella abbia “fatto uso del cognome “Castella” preceduto dal prenome “Renzo” ed accompagnato dal disegno – del tutto assente nel marchio registrato da Claudia Castella – delle colline langarole. Di più, la Corte territoriale ha affermato – citando ad esempi diversi casi verificatisi nella medesima area albese, alla quali appartengono entrambe le parti in causa – che nello specifico settore vitivinicolo è frequente la presenza di imprese, commercializzanti lo stesso prodotto, facenti capo a soggetti pressoché omonimi e che utilizzano il proprio nome come ditta o marchio. Sicchè avendo – nello specifico settore produttivo in questione – il patronimico una minore valenza distintiva, l’aggiunta del prenome al cognome, in specie se accompagnato da ulteriori elementi descrittivi (come nel caso concreto, le colline langarole), è sufficiente ad escludere la confondibilità dei segni distintivi delle diverse aziende”.

Ciò chiarito, la Corte rigettava anche il denunciato vizio di motivazione, avendo il Giudice d’appello esaminato tutti gli elementi acquisiti motivando le ragioni sottese alla formazione del proprio convincimento. Chiariva la Corte come la difformità di tali valutazioni rispetto a quelle rappresentate da parte ricorrente non poteva dar corso ad una revisione delle valutazioni e del convincimento del Giudice del gravame, essendo tale istanza, tesa all’ottenimento di una diversa pronuncia in fatto, estranea alla natura ed ai fini del Giudizio di Cassazione.

L’interesse della sentenza in questione scaturisce dalla diversa valutazione che i Giudicanti che si sono succeduti hanno dato ad elementi di fatto incontrovertibili, ma suscettibili di diversa valutazione.

False recensioni: multata TripAdvisor

L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, intervenendo su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di ben 500 mila euro. 

Con la propria decisione 24 dicembre 2014, l’Antitrust ha rigettato la difesa svolta dall’inserzionista in forza della quale il suo ruolo sarebbe riconducibile a quello di un mero hosting provider, di talché a fortiori avrebbe dovuto essere apprezzato lo sforzo di porre in essere dei meccanismi di controllo, su base esclusivamente volontaria. Come osservato dall’Antitrust “il professionista non si limita”, infatti, “alla memorizzazione di informazioni, ma a causa del modello di business sviluppato svolge anche e soprattutto un’attività di classificazione e sistematizzazione delle informazioni”.
L’Antitrust ha censurato, in particolare, la “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, nonché l’inadeguatezza degli strumenti e delle procedure di controllo adottate, incapaci di contrastare il fenomeno delle false recensioni.
Stupisce, a tale ultimo riguardo, il fatto che le risorse umane addette al controllo manuale delle recensioni fossero ridotte a poche unità (solo cinque per l’intera Europa!), di cui, addirittura, una sola a conoscenza della lingua italiana.
In particolare, sono stati censurati i claim commerciali con cui l’inserzionista pubblicizza la propria attività affermando, in modo assertivo, il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni pubblicate siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche di milioni di viaggiatori. Tra gli altri vengono censurati i seguenti claim: "Non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su TripAdvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare. Milioni di viaggiatori hanno pubblicato on-line le proprie opinioni più sincere su hotel, bed & breakfast, pensioni e molto altro"; "Vuoi organizzare un viaggio? Passa prima su TripAdvisor. I viaggiatori della community di TripAdvisor hanno scritto milioni di recensioni sulle loro vacanze migliori e peggiori che ti aiuteranno a decidere cosa fare".
Alla luce delle considerazioni svolte, le condotte contestate violano, a giudizio dell’Autorità, il disposto degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, inducendo in errore milioni di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del servizio reso e condizionandone indebitamente le scelte economiche nell’individuazione delle strutture turistiche ricercate sul sito.
Entro novanta giorni le due società dovranno comunicare le iniziative assunte per ottemperare al divieto di ulteriore diffusione e continuazione della pratica commerciale scorretta. La sanzione amministrativa dovrà essere pagata entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria: keyword advertising

Il Giurì di autodisciplina pubblicitaria, con decisione n. 17 del 18 febbraio 2011, si è pronunciato sulla vertenza che vedeva contrapposte la ricorrente Inspop.com Italy Ltd e le resistenti Assicurazione.it s.p.a. e Cercassicurazioni.it s.r.l., società tutte operanti nel settore dell’intermediazione assicurativa attuata mediante una comparazione effettuata in via telematica.

Le resistenti erano abbonate al servizio di keyword advertising prestato da Google, in forza del quale le imprese che desiderano far apparire il proprio sito Internet ai primi posti, all’esito della ricerca effettuata da un utente, possono acquistare le parole chiave che evocano il nome dei propri prodotti e/o servizi, ovvero il proprio e/o altrui marchio o nome a dominio.

Nel caso specifico, le resistenti avevano acquistato parole chiavi affini o simili ai marchi e nomi a dominio registrati dalla ricorrente (CHIAREZZA e CHIAREZZA.IT), attuando una pratica nota come brand bidding.

A parere della ricorrente tale condotta sarebbe risultata illecita costituendo un agganciamento parassitario alla notorietà dei marchi della ricorrente con conseguente indebito sviamento concorrenziale.

Tale assunto è stato disconosciuto dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria il quale non ha ravvisato alcuna violazione dell’art. 13, comma secondo, del CACC, norma che vieta ogni “sfruttamento del nome, del marchio, della notorietà e dell'immagine aziendale altrui, se inteso a trarre per sé un ingiustificato profitto”.

A parere del Giurì è, innanzitutto, corretto ritenere che l’acquisto di parole chiave all’interno di un motore di ricerca possa configurarsi come “comunicazione commerciale” ai sensi della lettera e) delle norme preliminari del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (CACC) in virtù della visibilità che tale attività comporta per le aziende che decidono di fruire del relativo servizio.

La scelta di parole identiche e/o simili all’altrui marchio registrato non può configurarsi, a parere del Giurì, quale sfruttamento indebito della notorietà altrui, tanto più se si tratta di parole di uso comune (come nel caso di specie – cfr. chiarezza, assicurazione). Né si può ravvisare in capo alle resistenti un “ingiusto profitto” in conseguenza dell’effettuato agganciamento: il profitto è, infatti, quello della visibilità in un “repertorio reticolare di imprese” costituito dai risultati della ricerca Google e non può dirsi che esso sia ingiusto essendo finalizzato ad assicurare una maggiore concorrenza tra imprese. 
Pronuncia n. 17/2011.pdf

 

Commento
Il tema, ancor oggi, di grandissima attualità, è stato affrontato dalla Corte di Giustizia Europea del 23 marzo 2010 nelle cause riunite C-236/08, C-237/08, C-238/08 aventi ad oggetto la asserita violazione dei marchi perpetrata attraverso il servizio di posizionamento di Google AdWords attivato da soggetti concorrenti rispetto ai titolari dei marchi utilizzati e senza il consenso di questi ultimi. 
La Corte sottolinea, innanzitutto, come il prestatore di un servizio di posizionamento consente ai propri clienti inserzionisti di usare segni identici o simili ai marchi altrui, senza fare esso stesso uso di tali segni.

A parere della Corte, “il titolare di un marchio può vietare ad un inserzionista di fare pubblicità – a partire da una parola chiave identica a detto marchio, selezionata da tale inserzionista nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet senza il consenso dello stesso titolare – a prodotti e servizi identici a quelli per cui detto marchio è registrato, qualora la pubblicità di cui trattasi non consenta, o consenta solo difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente connessa a quest’ultimo o invece da un terzo”. Nello stesso senso si è pronunciato nel febbraio scorso l’Avvocato Generale in relazione al ricorso presentato dalla società austriaca Wintersteiger AG (si rinvia a quanto riportato sulla Rivista R&P Mag, n. 1, pp. 15-16). Per quanto attiene alle ripercussioni sull’utilizzo a fini pubblicitari del marchio ai danni del suo titolare, a parere della Corte, esse non costituiscono, di per sé, una violazione della «funzione di pubblicità» del marchio.

In conseguenza della citata sentenza, a partire dal 14 settembre 2010 Google ha modificato le policy del servizio Google AdWords per l’acquisto di inserzioni pubblicitarie a pagamento, consentendo la pubblicazione di annunci attivati da una parola chiave associata ad un marchio altrui, purché l’annuncio non risulti fuorviante. A titolo esemplificativo e non esaustivo, l’utilizzo del marchio è, dunque, consentito  per annunci che: (i) utilizzano un termine associato a un marchio quando tale termine è utilizzato in modo generico e descrittivo, senza far riferimento al termine come marchio, (ii) per prodotti e/o servizi in concorrenza tra loro, (iii) per la rivendita di beni o servizi registrati come marchio, (iv) per la vendita di componenti, parti di ricambio o prodotti compatibili corrispondenti a un marchio, (v) per siti di informazioni su di un prodotto o servizio corrispondente al marchio. (M.T.)

Il Tribunale di Milano su blog e diffamazione online

Con sentenza pronunciata in data 19 febbraio 2014 il Tribunale di Milano, Sezione prima, Giudice dott.ssa Flamini, ha condannato il titolare di un blog per aver pubblicato sul medesimo blog e sul proprio sito Internet un articolo, da lui stesso redatto, gravemente diffamatorio e lesivo della reputazione di una multinazionale operante nel settore dell’elettronica.

Nell’aprile 2010 detta multinazionale aveva lanciato sul mercato italiano un nuovo televisore, che consentiva la riproduzione delle immagini e dei colori con grandissima precisione. A distanza di poco tempo dal relativo lancio era comparso sul blog un articolo che evidenziava nel titolo che detto prodotto era “una cagata pazzesca” e che “i produttori di tv raccontano solo stronzate”, articolo pubblicato con il corredo di immagini marcatamente volgari e con contenuti denigratori della tecnologia incorporata nel televisore pubblicizzato.

L’articolo aveva sollevato un enorme dibattito sul blog e pertanto lo stesso risultava visualizzato in posizione privilegiata dai più importanti motori di ricerca.

La società multinazionale aveva diffidato, senza esito, il titolare del blog richiedendo l’immediata cancellazione dell’articolo. Anzi, detta diffida era stata essa stessa altresì pubblicata sul blog e sui social network, alimentando ulteriormente il dibattito e la visibilità dei relativi contenuti. 

In questo quadro, la multinazionale agiva, in sede penale ed in sede civile, nei confronti del titolare del blog, al fine di tutelare l’immagine aziendale e la credibilità dei propri prodotti.

La sentenza oggetto di commento accoglieva le domande della multinazionale, accertando il carattere diffamatorio dell’articolo e condannando il titolare del blog al pagamento in favore della multinazionale di una somma di euro 50.0000,00 oltre interessi dalla data della sentenza al saldo, a titolo risarcitorio del danno non patrimoniale subito. Ordinava altresì la pubblicazione della sentenza per estratto (intestazione e dispositivo) sull’home page del blog e del sito internet personale del suo titolare, a spese di quest’ultimo, con condanna a suo carico al pagamento delle spese processuali.

Osservava il Giudice come “un blog è una sorta di bacheca virtuale dalla quale è possibile esprimere idee, opinioni o fornire notizie nell’ambito di uno spazio di condivisione creato dalla rete” e che, nel caso in esame, lo stesso “… ben lungi dall’assolvere ad una funzione informativa assimilabile a quella della stampa tradizionale, sembra solo il luogo virtuale nel quale, in modo più o meno volgare, i partecipanti si scambiano idee e informazioni”.

Alla luce di tale giudizio, il Tribunale di Milano escludeva che il ruolo del convenuto potesse essere assimilato a quello di un direttore responsabile con obblighi di controllo sugli scritti pubblicati dagli altri partecipanti al blog e con responsabilità a suo carico per i contenuti volgari ed insultanti degli stessi. Riteneva, invece, il convenuto  responsabile in quanto autore dell’articolo diffamatorio, non avendo dimostrato la verità del giudizio prestazionale negativo formulato con riguardo al televisore pubblicizzato ed avendo, in ogni caso, violato il principio di continenza attraverso una forma espressiva (verbale e figurativa) indiscutibilmente volgare ed insultante. 

Osservava il Tribunale di Milano come fossero del tutto inconferenti “… le censure relative al fatto che il requisito della continenza deve essere valutato in modo meno rigoroso quando le notizie sono contenute in un blog, atteso che l’evoluzione della tecnologia, la diffusione di nuovi luoghi virtuali per lo scambio di opinioni ed informazioni non giustifica in alcun modo gli eccessi verbali o figurativi”.

Con riguardo alle richieste risarcitorie formulate dalla multinazionale il Tribunale di Milano riteneva, infine, non provata l’esistenza di danni patrimoniali in capo alla società attrice, stante la visualizzazione dell’articolo ad opera di poco più di 3000 utenti, mentre riteneva sussistente un danno non patrimoniale, non solo per l’oggettiva portata diffamatoria dell’articolo e delle immagini pubblicate, bensì anche per la tipologia di utenti del blog (appassionati di tecnologia) e per l’eco ed il vivace dibattito che era scaturito dalla pubblicazione dell’articolo.

Quanto alla quantificazione del risarcimento, il Tribunale procedeva alla liquidazione del danno nella misura sopra riportata, “tenuto conto della diffusività del mezzo di comunicazione utilizzato per commettere la diffamazione (un blog ed un sito Internet), delle caratteristiche della società attrice (una delle società leader nel settore della tecnologia), delle inevitabili conseguenze sulla reputazione commerciale” della società attrice.

Pubblicità ingannevole e comparativa: il nuovo regolamento AGCM

In data 7 gennaio 2015 è stato pubblicato sul sito dell’AGCM la bozza del nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni, clausole vessatorie” (di seguito “Regolamento AGCM”) in relazione al quale vi è la possibilità, nei trenta giorni successivi alla pubblicazione, di far pervenire all’Autorità le proprie osservazioni.

La nuova bozza ha lo scopo di consolidare un nuovo testo del Regolamento AGCM con le previsioni di cui agli articoli 29 e ss. del D.lgs. 26 marzo 2010 n. 59 relative al divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario del servizio offerto.

Con riferimento alle istruttorie volte ad accertare le violazioni dei “diritti dei consumatori nei contratti”  e le violazioni del “divieto di discriminazione” il Regolamento AGCM si limita a richiamare le disposizioni di cui al neo introdotto art. 20 ter (e, dunque, le norme ivi individuate, già applicate alle pratiche commerciali scorrette), “in quanto compatibili”.

Bisogna porsi al riguardo, innanzitutto, un interrogativo in relazione alla previsione o meno di un illecito amministrativo autonomo in merito a tali ipotesi.

In caso di risposta positiva, dovrebbe concludersi che la fattispecie di violazione sanzionabile dall’AGCM è integrata anche in mancanza dei requisiti di ripetizione, diffusione o idoneità della condotta ad alterare il comportamento del consumatore medio. Verrebbe cioè dato un public enforcement diretto a proteggere il consumatore, in sede amministrativa, anche contro il singolo comportamento illecito del professionista che non abbia le caratteristiche di ripetitività sottese al concetto stesso di “pratica”.

In caso di risposta negativa tali violazioni dovrebbero invece essere ricondotte nell’alveo delle pratiche commerciali scorrette. In questa seconda ipotesi, laddove si configuri nel caso specifico una violazione singola del divieto di discriminazione, inerente uno specifico consumatore, non si avrà competenza dell’AGCM, ma del solo giudice ordinario.

Il vantaggio evidente di tale soluzione, a mio parere, da prediligere, sarebbe anche quello di evitare che un medesimo comportamento sia sanzionato più volte (ad esempio, come pratica commerciale scorretta e come violazione dei diritti dei consumatori nei contratti).

L’art. 66 del Codice del Consumo non mi pare che consenta di concludere, con certezza, a favore dell’una o dell’altra ipotesi, per cui occorrerà comunque attendere le decisioni dell’AGCM sul punto.

Tali valutazioni dovrebbero essere assunte nella fase pre-istruttoria di cui all’art. 5 e portare eventualmente, laddove l’AGCM ritenga che non vi siano i presupposti per l’attivazione dei suoi poteri, ad un’archiviazione per inapplicabilità della normativa di riferimento (lettera b).

Identici provvedimenti pre-istruttori dovranno essere assunti laddove l’AGCM ritenga di non ravvisare una pratica commerciale scorretta ritenendo invece “ferma la competenza delle Autoritàdi regolazione ad esercitare i propri poteri” ai sensi dell’art. 27 comma 1 bis del Codice del Consumo.

Noto come in tale fase pre-istruttoria non sia prevista la partecipazione delle citate Autorità posto che l’art. 16, comma 5, del Regolamento AGCM pospone la richiesta dei pareri alla chiusura dell’attività istruttoria.

Ove vi sia dissonanza tra AGCM ed Autorità regolatorie circa la competenza esclusiva dell’Antitrust, essa verrà dunque rilevata solo ex post, dopo l’intera istruzione della procedura davanti all’AGCM (in sede di rilascio del parere) od, addirittura, dopo la chiusura della stessa intervenuta in fase pre-istruttoria, prima dell’interlocuzione con l’autorità regolatoria.

È evidente che in tale contesto non possono essere escluse diatribe sulle competenze delle diverse autorità, come peraltro già avvenuto in passato.

L’unica soluzione a tale potenziale conflitto è data dall’art. 27, comma 1 bis del Codice del Consumo, il quale prevede che  “le Autorità possono disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione, nel quadro delle rispettive competenze”.

In tale contesto sarebbe, dunque, auspicabile una individuazione descrittiva della categorie di condotte rilevanti e delle soluzioni di eventuali contrasti di potere tra l’AGCM e le altre autorità regolatorie. Tali linee guida risulterebbero preziose anche per gli operatori consentendo una valutazione più precisa di quelli che potranno essere gli orientamenti applicativi delle decisioni dell’AGCM sul punto.

Altro aspetto che potrebbe determinare un possibile conflitto tra Autorità è offerto, come emerge già dai primi commenti della dottrina, dall’esenzione prevista dall’art. 47, ultimo comma, del Codice del Consumo per gli acquisti fuori dai locali commerciali o nei contratti a distanza che siano di modico valore (inferiori a cinquanta euro). Per essi non troverebbe applicazione l’art. 67  del Codice del Consumo e non vi sarebbe dunque competenza a decidere dell’AGCM.

Si creerebbe così una competenza differenziata sulla base del valore. Si può pensare ad esempio a servizi come quelli “a sovrapprezzo” (i servizi ludici e/o informativi erogati tramite telefoni fissi e/o mobili ) dove avremmo la competenza dell’AGCM laddove il corrispettivo sia inferiore a 50 euro, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni se superiore.

In questo contesto si può immaginare che anche le scelte commerciali degli operatori siano “guidate” da tale differente scenario e dalla previsione, o meno, di sanzioni afflittive da parte dell’Autorità competente in caso di violazioni accertate.

Un’ultima annotazione con riguardo al disposto dell’art. 20 ter il quale prevede che le istanze di intervento per violazione del divieto di discriminazione, se rivolte direttamente all’AGCM saranno irricevibili, dovendo essere preventivamente trattate, ed auspicabilmente risolte, dal Centro Europeo per i consumatori per l’Italia la cui competenza era già stata prevista dal suindicato decreto n. 59/2010.

Tale previsione è, a mio parere, opportuna in ottica di deflazione dei carichi di lavoro già ad oggi gravanti sull’AGCM e nella logica di favorire la definizione stragiudiziale delle vertenze.

Il dubbio discrimen tra informazione e pubblicità

La Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata con sentenza n. 9020 dell’8 luglio 2014 su un’interessante casistica relativa ad una puntata di una nota trasmissione televisiva in cui era stato effettuato, nell’ambito di un programma informativo-divulgativo destinato al grande pubblico il confronto comparativo tra bresaole di diversi produttori, con partecipazione, quale ospite, del Consorzio di produttori IGP.


Il confronto veniva effettuato tra una bresaola IGP di punta d’anca, ovvero un taglio pregiato, ed una non IGP di sottofesa, meno quotata.

Mentre la prima risultava anonima, ovvero senza segni identificativi, sulla seconda non era stata rimossa l’etichetta recante il marchio del produttore non aderente al Consorzio. Quest’ultimo aveva agito in giudizio contestando all’emittente televisiva, al Consorzio ed al soggetto che si era occupato del reperimento dei campioni di bresaola esposti nel corso della trasmissione, la responsabilità per aver veicolato una pubblicità comparativa illecita.

Tale trasmissione veniva veicolata anche attraverso il sito web dell’emittente e la relativa diffusione veniva interrotta a seguito dell’avvio di una azione d’urgenza del produttore in pendenza del giudizio di merito dallo stesso avviato.

La sentenza sanzionava l’emittente televisiva, responsabile, in quanto organizzatore del programma, dell’anonimità dei prodotti presentati e della corretta cernita dei prodotti da comparare. Non veniva, invece, sanzionato il soggetto incaricato dell’acquisto materiale dei prodotti, pur senza specifica remunerazione, non partecipando esso, strutturalmente, all’organizzazione.

Veniva sanzionato, in solido con l’emittente radiotelevisiva, il Consorzio, stante la giudicata responsabilità del soggetto che aveva partecipato quale ospite della trasmissione per le espressioni verbali usate ed i gesti giudicati denigratori del prodotto di più scadente qualità identificato, per errore materiale, con il marchio della società attrice.

Ciò che attrae l’attenzione del commentatore è la circostanza che venga data per scontata la natura pubblicitaria e non informativa della trasmissione stante la valenza ed effetto pubblicitario del presentare bresaole di produttori diversi orientando lo spettatore al consumo di alcuni di essi, IGP, anzichè non IGP. Ciò indipendentemente dall’esistenza di qualsivoglia elemento probatorio o presuntivo che potesse far deporre circa l’esistenza, rinnegata decisamente dai convenuti, di un rapporto contrattuale/lucrativo tra l’emittente/il conduttore della trasmissione televisiva, da una parte, ed il Consorzio ed il responsabile del reperimento dei campioni di prodotto, dall’altra.

Sotto altro profilo, è interessante come la sentenza commentata giudichi non omogena la comparazione, pur effettuata tra prodotti di identico genus, non essendo, a suo dire, i tranci “ricavati da carni del medesimo pregio e sottoposti alla medesima stagionatura”. Non ci si può non interrogare in merito alla circostanza che una lettura così restrittiva del requisito della omogeneità renda pressochè impossibile l’effettuazione di una comparazione, escludendo la sua legittimità anche laddove essa sia effettuata tra prodotti identici dal punto di vista merceologico, che pur soddisfano i medesimi bisogni.

Passando alla motivazione in punto quantum il Tribunale quantifica il risarcimento del danno nella misura di euro 50.000,00 avuto riguardo “al possibile numero di spettatori capaci di captare i marchi attorei rammostrati per pochi secondi e memorizzarli negativamente” ponendo il relativo risarcimento a carico dell’emittente e del Consorzio responsabili per il loro operato attivo o negligente del danno ingiustamente arrecato.

Pubblicità ingannevole, clausole vessatorie: nuovo regolamento

L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato il nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette , violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, clausole vessatorie”  (delibera 5 giugno 2014, n. 24955) entrato in vigore il 15 luglio scorso. Le norme del Regolamento aventi ad oggetto le violazioni dei diritti dei consumatori nei contratti sono, invece, applicabili a far data dal 13 giugno 2014 (art. 24).

Il nuovo Regolamento prevede la possibilità che l’Autorità, ricevuta la segnalazione di una pubblicità giudicata ingannevole e/o illecita o di pratiche commerciali giudicate scorrette, qualora sussistano fondati motivi, inviti per iscritto il professionista a rimuovere i profili indicati. Viene fatta salva l’ipotesi che si tratti di un caso di particolare gravità; in quest’ipotesi tale opzione non trova applicazione.

Lo stesso tipo di intervento di moral suasion è parimenti oggi possibile, laddove l’Autorità ravvisi fondati motivi, in caso di giudicata vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori, semprechè non si tratti di un’ipotesi di particolare gravità.

Altra novità è la possibilità di interpello preventivo dell’AGCM (art. 22). Le società possono richiedere all’Autorità un parere in merito all’eventuale vessatorietà delle clausole che intendono inserire nei contratti stipulati con i consumatori inviando un apposito Formulario predisposto dall’Autorità ed allegato al Regolamento.

Si richiede si specificare quale sia la clausola ed i motivi di inserimento della stessa nel contratto che verrà stipulato con il consumatore, le ragioni che inducono il professionista ad inserire quella determinata clausola, nonché le modalità con cui verrà stipulato il contratto. 

Siti web responsabili dei commenti anonimi postati dai lettori

Delfi, uno dei siti d’informazione più conosciuti in Estonia, pubblica nel 2006 un articolo relativo ad una società di traghetti locale, la AS Saaremaa Shipping Company. La società ha, infatti, appena varato un piano per distruggere le ice roadsche collegano le isole estoni alla terraferma.

A seguito della pubblicazione dell’articolo si scatenano i commenti postati dagli utenti contro Vjatséeslav Leedo, azionista di maggioranza della Società di traghetti, il quale si determina così a querelare la testata per diffamazione ed a agire in sede civile a fronte della veicolazione di alcuni post giudicati altamente offensivi. Il ricorrente richiede, oltre alla rimozione dei relativi post, un risarcimento per i danni d’immagine subiti nella misura di 500.000 kroons (circa 32.000,00 euro).

Il processo si conclude, in secondo grado, con una condanna per  la Delfi ritenuta responsabile per i commenti degli utenti giudicati volgari e minacciosi e sanzionata con una (modesta) multa di euro 320,00.

Delfi ricorre avverso detta sentenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo la quale, con sentenza pronunciata in data 10 ottobre 2013, rigetta però il ricorso escludendo che nel caso di specie si possa ravvisare una violazione della libertà d’espressione.

A parere della Corte Delfi avrebbe, infatti, dovuto intervenire in via preventiva per impedire la pubblicazione di post giudicati altamente offensivi, mentre invece il portale ha scelto di non intervenire, neppure ex post (essendo la relativa cancellazione successiva al ricevimento della diffida legale da parte del diffamato), volendo trarre indebitamente profitto dall’accresciuto numero di visite degli utenti, utile per incrementare il suo fatturato pubblicitario.

Senza contare che, osserva la Corte, i gestori del sito sono gli unici in grado di cancellare i commenti in questione una volta “postati”, attività che, in effetti, non può essere effettuata né dalla parte offesa, né dagli utenti.

La responsabilità di Delfi viene altresì, infine, ricondotta alla scelta di consentire agli utenti di restare anonimi inserendo i commenti attraverso l’uso di nickname. In questo contesto, sostiene la Corte, imporre alla parte lesa dalla diffamazione l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti appare, a parere della Corte, sproporzionato.

A prima vista sembrerebbe, dunque, che la Corte abbia voluto ipotizzare in capo al sito d’informazione una sorta di “responsabilità oggettiva”, a fronte della quale per liberarsi Delfi avrebbe dovuto fornire la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare l’illecito diffamatorio produttivo del danno. Se così fosse, ci si troverebbe ad imporre ai siti d’informazione una responsabilità che non trova fondamento nella normativa oggi vigente.

Siamo dunque a una svolta?

Forse no. Per una corretta valutazione della portata della decisione bisogna, infatti, considerare che la decisione della Corte di Strasburgo non è definitiva in quanto è ancora soggetta ad impugnazione al Tribunale di Grande Istanza della Corte e che, in ogni caso, alla Corte non è riconosciuto il potere di interpretare la normativa vigente, bensì solo quello di condannare la parte ad un’equa riparazione laddove rinvenga la violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo, nella specie esclusa.

Ciò che è però interessante è che, secondo quanto riportato dai principali siti d’informazione che l’hanno commentata,  a seguito di questa sentenza Delfi ha imposto ai propri utenti una nuova policy che richiede di registrarsi preventivamente ove vogliano commentare con propri post le notizie pubblicate sul sito. Ha, inoltre, deciso di sottoscrivere il codice di autodisciplina che in Estonia regolamenta privatisticamente l’attività dell’informazione tradizionale cartacea. Con riguardo ai siti d’informazione manca, infatti, una normativa di natura cogente.

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al sito

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-126635

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