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Sistemi GPS su veicoli aziendali: il “diritto alla privacy” va incorporato nei d…

Alessandra Salluce - avatar Alessandra Salluce - 09-08-2018 - Privacy & Data Protection

Con provvedimento n. 396 del 28 giugno 2018, il Garante Privacy ha imposto a un fornitore di sistemi GPS di configurare i propri prodotti mediante l’incorporazione di funzionalità atte a garantire che siano trattati, per impostazione predefinita, i soli dati personali necessari in relazione ad ogni specifica finalità del trattamento, nel rispetto del princip...

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Garante Privacy: approvate le Linee Guida del Comstat per l’accesso a fini scien…

Alessandra Salluce - avatar Alessandra Salluce - 09-08-2018 - Privacy & Data Protection

Con provvedimento n. 388 del 21 giugno 2018, il Garante Privacy ha espresso parere favorevole sullo schema di Linee Guida elaborate dal Comitato di indirizzo e coordinamento dell’informazione statistica (Comstat) per l’accesso, nell’ambito di progetti di ricerca scientifica, ai dati elementari del Sistema statistico nazionale (Sistan), a condizione che siano...

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GDPR: approvato il testo definitivo del decreto di adeguamento alla normativa eu…

Alessandra Salluce - avatar Alessandra Salluce - 09-08-2018 - Privacy & Data Protection

Durante la seduta dell’8 agosto 2018, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il testo del decreto legislativo recante le “Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con rigu...

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L’intestatario dell’auto paga la multa anche se la vendita non è trascritta al P…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 07-08-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20436 del 2 agosto 2018, ha stabilito che l’intestatario del veicolo, risultante dal certificato di proprietà, è tenuto a pagare la multa, anche se la vendita non risulta poi trascritta al P.R.A.

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Il commercio degli oggetti d’arte, di antiquariato o da collezione, opta per il …

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 06-08-2018 - Art Law

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo I rivenditori di oggetti d’arte, da collezione e d’antiquariato possono optare per un regime IVA speciale detto “regime del margine”.

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Albo Commissari appalti: al via da settembre, obbligatorio dal 15 gennaio 2019

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 31-07-2018 - Enti Pubblici & Appalti

L’ANAC ha pubblicato le istruzioni operative per l’iscrizione all’Albo nazionale obbligatorio dei commissari di gara e per l’estrazione degli stessi in relazione alle procedure di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo quanto previsto dagli articoli 77 e 78 del Codice dei contratti pubblici.

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Revoca del consenso al divorzio congiunto: il procedimento continua

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 30-07-2018 - Famiglia e Successioni

All’udienza di comparizione dei coniugi, la moglie aveva revocato il consenso al divorzio congiunto precedentemente manifestato. Il Tribunale di Pescara, su tale presupposto, aveva dichiarato improcedibile la domanda congiunta di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

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Istituito presso l ‘AIFA il Centro di Coordinamento nazionale dei comitati etici

Francesco Iglio - avatar Francesco Iglio - 30-07-2018 - Life Sciences

In data 24 luglio 2018 è stato istituito presso l’Agenzia italiana del Farmaco il nuovo Centro di Coordinamento nazionale dei Comitati Etici territoriali per le sperimentazioni cliniche sui medicinali per uso umano e sui dispositivi medici, così come previsto dall’articolo 2 della legge n. 3 dell’11 gennaio 2018, ai sensi del ddl Lorenzin approvato il 22 dic...

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Via libera ai direttori stranieri per i musei italiani

Luigi Macioce - avatar Luigi Macioce - 25-07-2018 - Art Law

di Luigi M. Macioce e Andrea E. M. Eliseo Il mondo dell’arte ed l sistema museale italiano tirano un respiro di sollievo. Le tanto contestate quanto opportune nomine di specialisti stranieri alla guida di importanti musei italiani volute dal precedente Ministro del MIBACT Franceschini, sono salve.

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Patto di famiglia applicato alla SAS: i chiarimenti della DRE del Lazio

Andrea E. M. Eliseo - avatar Andrea E. M. Eliseo - 25-07-2018 - Wealth Management & Private Client

La DRE del Lazio, con la risposta all’interpello ordinario 913-6/2018 proposto da una società immobiliare, ha chiarito come in caso di trasferimento di quote di una SAS tramite patto di famiglia (ex articoli 768-bis e seguenti del Codice civile), l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni (articolo 3, comma 4-ter, Dlgs 346/90) competa anche per l...

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Soggetta a revocatoria la cessione dell’immobile alla badante

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 24-07-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19449 del 20 luglio 2018, ha stabilito che è soggetta a revocatoria ordinaria la cessione della nuda proprietà dell’immobile alla badante-amica in cambio di assistenza morale e infermieristica.

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Celebrity e pubblicità occulta

Monica Togliatto - avatar Monica Togliatto - 20-07-2018 - TMT - Media Entertainment

Dopo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria interviene, su impulso del Comitato di Controllo nel sanzionare l’inserzionista Peugeot Automobili Italia s.p.a. per aver violato l’art. 7 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (CACC) a causa della veicolazione su Instagram da parte del noto cantante F...

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Al vaglio della Corte Costituzionale la questione di legittimità dell’art. 2751 …

Roberto Filippi - avatar Roberto Filippi - 20-07-2018 - Restructuring & Insolvency

Con ordinanza del 19 giugno 2018 il Tribunale di Udine ha sollevato d’ufficio la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2751 bis n. 2. C.c. nella parte in cui riconosce il privilegio generale anche al credito per rivalsa I.V.A. dei professionisti.

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Genitori separati: chi può visionare i compiti in classe dei figli?

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 20-07-2018 - Famiglia e Successioni

Alla richiesta di una madre di poter visionare le prove in classe svolte dalla figlia in varie discipline (italiano, latino, matematica, ecc.) con giudizi insufficienti, il liceo ha negato l’accesso ai documenti, adducendo come motivazione che le prove sono visionabili solo a conclusione del processo di valutazione, che gli elaborati degli studenti vengono m...

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R&P Legal vince nel penale per il Trust di Edwin Parker Twombly Jr

La Redazione - avatar La Redazione - 19-07-2018 - News

Il Tribunale di Roma ha emesso, in data 18 luglio 2018, sentenza di piena assoluzione (perché il fatto non sussiste) nei confronti dei 3 gestori (cc.dd. Trustees) del Trust di diritto americano istituito nel 2005 da uno dei più acclamati artisti contemporanei americani E.P. Twombly (al secolo Cy Twombly).

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Manifestazioni a premio e “minimo valore”: passo indietro del MiSE

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 19-07-2018 - Intellectual Property

Nuovo passo indietro del Ministero dello Sviluppo Economico sul concetto di “minimo valore” applicabile alle manifestazioni a premio.

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Se un componente di fatto della famiglia muore in un sinistro, agli altri compon…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 19-07-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 18568 del 13 luglio 2018, ha stabilito che deve essere cassata con rinvio la sentenza di merito che ha escluso il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali ai richiedenti, dopo che nel sinistro stradale è deceduto un componente di fatto della loro famiglia e che il procedimento penale si è concluso con ...

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Uno statuto “Europeo” per le imprese sociali e solidali

Giuseppe Taffari - avatar Giuseppe Taffari - 17-07-2018 - Charities & Social Enterprises

Il 5 luglio il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione recante “raccomandazioni alla Commissione concernenti uno statuto per le imprese sociali e solidali”.

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Il tour operator deve restituire la somma se il cliente deve rinunciare al viagg…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 12-07-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18047 del 10 luglio 2017, ha stabilito che l’acquirente di un pacchetto turistico ha diritto alla restituzione della somma pagata qualora questi debba rinunciare al viaggio per il sopraggiungere di una improvvisa patologia.

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Mini scudo sulle attività estere di ex frontalieri e iscritti AIRE: istanze entr…

Daria Pastorizia - avatar Daria Pastorizia - 12-07-2018 - Tax

Fino al 31 luglio 2018, ex iscritti AIRE e frontalieri (o i loro eredi) residenti fiscalmente in Italia, che abbiano svolto in via continuativa attività di lavoro dipendente o autonomo all’estero, possono presentare telematicamente istanza ai sensi dell’art. 5-septies del D.L. n. 148/2017, corredata da apposita relazione di accompagnamento, per regolarizzare...

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Assegno di divorzio: la pronuncia delle Sezioni Unite

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 12-07-2018 - Famiglia e Successioni

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18287 del 11.7.2018, si pronuncia sulla funzione dell’assegno di divorzio e sui criteri che ne determinano la corresponsione.

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Legittimità dell'opzione Put che garantisce al socio di recuperare il conferimen…

Stefano Chiarva - avatar Stefano Chiarva - 11-07-2018 - Corporate M&A

Con sentenza n. 17498 del 4 luglio 2018, la Suprema Corte ribalta la tesi sostenuta dal Tribunale (sent. 15833/2011) e dalla Corte di Appello di Milano (sent. n. 636/2016) relativa all’invalidità dell’opzione put con la quale viene garantito al socio il diritto ad ottenere la restituzione del suo conferimento nel capitale sociale.

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Torna con la 2° edizione "Italia Africa Business Week", il forum dedic…

La Redazione - avatar La Redazione - 09-07-2018 - News

Buon pomeriggio, torna con la seconda edizione “Italia Africa Business Week - IABW”, il primo evento economico interamente dedicato a imprenditori italiani e africani. Roberto Randazzo, partner di R&P Legal e Console Onorario dell’Uganda, parteciperà alla conferenza stampa di presentazione che si terrà a Milano giovedì 12 luglio alle ore 10:30, presso i...

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Digital technologies e software: il credito d’imposta R&S premia l’innovazio…

Daria Pastorizia - avatar Daria Pastorizia - 06-07-2018 - Tax

Non tutte le attività di ricerca e sviluppo nel settore digital technologies e software, legate al processo innovativo di un’impresa, permettono di fruire del credito d’imposta previsto dall’art. 3, comma 1, D.L. n. 145/2013. In assenza dei requisiti di innovazione e rischio finanziario (nonché d’insuccesso tecnico), gli investimenti non sono qualificabili c...

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Bando "Voucher Digitali I4.0 – Anno 2018" della Camera di Commercio di…

Marco Gardino - avatar Marco Gardino - 06-07-2018 - Fondi e Finanziamenti Pubblici

La Camera di commercio di Torino ha pubblicato il nuovo Bando "Voucher Digitali I4.0 – Anno 2018" , aperto a tutte  le Micro, Piccole e Medie Imprese della provincia di Torino.

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Appalti e Fatturazione elettronica

Pasquale Morra - avatar Pasquale Morra - 04-07-2018 - Enti Pubblici & Appalti

Negli appalti pubblici vi sarà obbligo di emettere fattura elettronica solo in capo a coloro che operano nei confronti della Stazione Appaltante ovvero a chi, nell’esecuzione del contratto di appalto, è titolare di contratti di subappalto propriamente detto (ossia esegue direttamente una parte dello stesso) o riveste la qualifica di subcontraente (vale a dir...

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Se il padre è ‘inaffidabile’ i figli devono essere affidati in via esclusiva all…

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 03-07-2018 - Famiglia e Successioni

Per decidere a quale genitore devono essere affidati i figli minori, il Giudice deve operare una valutazione nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, escludendo l’affidamento condiviso nel caso in cui sia pregiudizievole per i minori.

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Responsabilità degli amministratori non esecutivi per colpa nella conoscenza e c…

Cristina Bollini - avatar Cristina Bollini - 03-07-2018 - Corporate M&A

La Corte di Cassazione, Sezione I, con sentenza n. 31204 del 29.12.2017, è tornata sul tema della responsabilità degli amministratori non esecutivi di società per azioni, statuendo che essi rispondono solidalmente con gli amministratori delegati per non aver impedito fatti pregiudizievoli posti in essere dai delegati dei quali abbiano acquisito in positivo c...

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Estorsione e autoriciclaggio per l’imprenditore che sottrae compensi ai lavorato…

Letizia Catalano - avatar Letizia Catalano - 03-07-2018 - Compliance 231

La Corte di Cassazione con sentenza n. 25979/2018 ha confermato l’applicazione della misura cautelare del sequestro preventivo finalizzato alla confisca a carico dei vertici di una Società per il reato di estorsione e autoriciclaggio.

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Sviluppo sostenibile: istituita la “Commissione nazionale per lo sviluppo sosten…

Anna Daina - avatar Anna Daina - 03-07-2018 - Charities & Social Enterprises

Il 15 giugno 2018 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri recante “Indirizzi per l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile”.

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Cybersecurity: aumenta la sensibilità, ma rimangono problemi nelle aziende itali…

Giuseppe Vaciago - avatar Giuseppe Vaciago - 03-07-2018 - TMT - Cybersecurity

Con l’obiettivo di valutare lo stato della sicurezza nelle aziende, Cisco ha interpellato 3.600 professionisti della sicurezza  di aziende di varie dimensioni in 26 paesi inclusa l’Italia.

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Concordato fallimentare: escluso il diritto di voto per le società controllate …

Sara Colli - avatar Sara Colli - 02-07-2018 - Restructuring & Insolvency

La Cassazione a sezioni unite, con la sentenza n. 17186 del 28 giugno 2018, ha affermato che nell’ambito del concordato fallimentare è escluso il voto del creditore proponente, stante il suo conflitto di interessi con gli altri creditori.

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La posizione della CGE in materia di polizze linked

Andrea E. M. Eliseo - avatar Andrea E. M. Eliseo - 02-07-2018 - Wealth Management & Private Client

La Corte di Giustizia Europea – con sentenza 31 maggio 2018 relativa alla causa C-542/16 - ha sancito come le polizze assicurative di III ramo (cd. linked) non debbano necessariamente garantire il capitale investito dal cliente.

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Notaio risarcisce se sbaglia la trascrizione e deposita la rettifica dopo il pig…

Daniele Merighetti - avatar Daniele Merighetti - 02-07-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17054 del 28 giugno 2018, ha stabilito che il Notaio è tenuto al risarcimento del cliente, in caso di errata trascrizione, allorquando la rettifica venga depositata dopo il pignoramento del bene immobile.

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Credito d’imposta R&S in tecnologie digitali e software: le Entrate negano i…

Daria Pastorizia - avatar Daria Pastorizia - 02-07-2018 - Tax

Con la Risoluzione 46/E del 22 giugno 2018 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che non sono qualificabili come attività di Ricerca e Sviluppo (R&S), nell’accezione rilevante ai fini dell’applicazione del credito d’imposta previsto dall’art. 3, comma 1, D.L. n. 145/2013, gli investimenti sostenuti dalle imprese nei settori digital technologies e software ...

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Email all’amante: addebito della separazione

Maria Grazia Passerini - avatar Maria Grazia Passerini - 29-06-2018 - Famiglia e Successioni

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 16980/2018, ha ribadito che, in tema di addebito della separazione, l’onere probatorio grava sulla parte che domanda l’addebito a carico dell’altro coniuge.

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R&P assiste i soci del Gruppo Sintesi nella cessione a Vinci Energies

La Redazione - avatar La Redazione - 28-06-2018 - News

R&P Legal, con il partner Luca Egitto e il Senior Associate Marco Gardino ha assistito i soci del Gruppo Sintesi (Sirecom) nella cessione del gruppo medesimo a Vinci Energies, multinazionale del settore dell’ICT.

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Interessi corrispettivi e moratori non si sommano

Mario Barbera - avatar Mario Barbera - 28-06-2018 - Responsabilità Civile e Risarcimento Danni

Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 12674/2018, ha confermato l’orientamento, ormai largamente prevalente in giurisprudenza, in tema di sommatoria degli interessi nel contratto di mutuo.

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Servizio televisivo, tutela dei dati personali e diritto all’immagine: il punto …

Nicola Berardi - avatar Nicola Berardi - 28-06-2018 - Intellectual Property

Con ordinanza n. 16358 del 21 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito che aveva condannato l’editore di una rete televisiva al risarcimento del danno non patrimoniale in favore di un soggetto che, avvicinato da una complice della trasmissione, era stato ripreso nell’autovettura di quest’ultima dove era stato interpellato su co...

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Luca Nisco su Italia Oggi Sette: incostituzionalità della limitazione alle oppos…

La Redazione - avatar La Redazione - 27-06-2018 - News

L’Avv. Luca Nisco autore di un articolo su Italia Oggi Sette sulla dichiarazione di incostituzionalità della limitazione alle opposizioni proponibili avverso l’esecuzione tributaria – L’Avv. Luca Nisco ha redatto un commento ad una recente pronuncia della Corte Costituzionale avente ad oggetto l’incostituzionalità della disposizione in materia di esecuzione ...

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Monica Togliatto

Monica Togliatto

Esperta in materia di diritto della pubblicità, proprietà intellettuale ed industriale.

Profilo: http://www.replegal.it/it/cerca-i-professionisti/258-monica-togliatto.html

Celebrity e pubblicità occulta

Dopo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato anche il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria interviene, su impulso del Comitato di Controllo nel sanzionare l’inserzionista Peugeot Automobili Italia s.p.a. per aver violato l’art. 7 del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria (CACC) a causa della veicolazione su Instagram da parte del noto cantante Fedez di immagini e video in cui l’artista visita lo stand Peugeot in occasione degli “Internazionali di Tennis”.

Nomi patronimici e settore vitivinicolo

Dopo oltre dieci anni la Corte di Cassazione ha stabilito un punto fermo in una vertenza che ha visto contrapposte, con alterne vicende, due aziende vitivinicole del cuore delle Langhe.

Nel maggio 2004 Claudia Castella, titolare del marchio registrato CASTELLA, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Torino, Renzo Castella, contestando l’asserito illecito di quest’ultimo conseguente all’utilizzo indebito del marchio di fatto CASTELLA nell’ambito della sua attività vitivinicola.

Renzo Castella si costituiva in giudizio e formulava domanda riconvenzionale chiedendo che fosse dichiarata la nullità del marchio CASTELLA per difetto di novità ed illiceità della registrazione.

Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 131/2007 dell’11 gennaio 2007 condannava Renzo Castella alla refusione del pregiudizio subito da Claudia Castella inibendogli l’uso del patronimico CASTELLA come segno distintivo dei vini da esso commercializzati. Rigettava altresì la domanda riconvenzionale di nullità del marchio registrato CASTELLA. Osservava il Tribunale come “quand’anche” il marchio di Renzo Castella “dovesse essere inteso quale marchio complesso (composto non solo dal nome “Renzo Castella”, ma anche dal disegnino del paesaggio collinare) costituisce comunque contraffazione del marchio attoreo”, posto che “”il segno del convenuto lascia persistere il cuore-nucleo caratterizzante del marchio attoreo, cioè il nome patronimico Castella posto in posizione predominante rispetto agli altri elementi componenti l’etichetta”.

“L’aggiunta del prenome “Renzo”, “…considerata la vicinanza territoriale delle sedi delle due aziende in esame e inoltre la comune attività di produzione e commercializzazione vinicola delle medesime” veniva, dunque, giudicata dal Tribunale del tutto irrilevante.

Tale sentenza era radicalmente riformata dalla Corte di Appello di Torino che in data 19 aprile 2010, con sentenza n. 544, accoglieva l’impugnazione di Renzo Castella giudicando infondate le domande di contraffazione e di risarcimento dei danni proposte da Claudia Castella. Respingeva, invece, la richiesta riforma in punto nullità del marchio CASTELLA formulata da Renzo Castella.

La Corte affermava che la vicinanza delle due aziende, nella fattispecie di causa, “assume, invece, una valenza esattamente opposta” rispetto a quella valutata dal Giudice di primo grado “proprio perché sintomatica di un contesto produttivo in cui le omonimie sono frequenti e note”.

Nel presentare ricorso per Cassazione avverso la predetta sentenza Claudia Castella denunciava la violazione degli articoli 20 e 21 CPI, nonché l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia ex articolo 360, comma 1, nn. 3 e 5 c.p.c.

Claudia Castella contestava, in particolare, l’insufficienza dell’aggiunta del prenome Renzo e del profilo grafico delle colline langarole, facenti parte del marchio di fatto CASTELLA riprodotto sull’etichetta delle bottiglie, stante l’identità del cuore dei due marchi costituiti dall’identico patronimico.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2191 del 4 febbraio 2016, pur richiamando l’orientamento giurisprudenziale risalente ed univoco, per cui il cuore dei marchi patronimici risiede effettivamente nel cognome, confermava la sentenza d’appello ritenendo che la motivazione sopra richiamata fosse esente da censure.

Osserva la Corte come Renzo Castella abbia “fatto uso del cognome “Castella” preceduto dal prenome “Renzo” ed accompagnato dal disegno – del tutto assente nel marchio registrato da Claudia Castella – delle colline langarole. Di più, la Corte territoriale ha affermato – citando ad esempi diversi casi verificatisi nella medesima area albese, alla quali appartengono entrambe le parti in causa – che nello specifico settore vitivinicolo è frequente la presenza di imprese, commercializzanti lo stesso prodotto, facenti capo a soggetti pressoché omonimi e che utilizzano il proprio nome come ditta o marchio. Sicchè avendo – nello specifico settore produttivo in questione – il patronimico una minore valenza distintiva, l’aggiunta del prenome al cognome, in specie se accompagnato da ulteriori elementi descrittivi (come nel caso concreto, le colline langarole), è sufficiente ad escludere la confondibilità dei segni distintivi delle diverse aziende”.

Ciò chiarito, la Corte rigettava anche il denunciato vizio di motivazione, avendo il Giudice d’appello esaminato tutti gli elementi acquisiti motivando le ragioni sottese alla formazione del proprio convincimento. Chiariva la Corte come la difformità di tali valutazioni rispetto a quelle rappresentate da parte ricorrente non poteva dar corso ad una revisione delle valutazioni e del convincimento del Giudice del gravame, essendo tale istanza, tesa all’ottenimento di una diversa pronuncia in fatto, estranea alla natura ed ai fini del Giudizio di Cassazione.

L’interesse della sentenza in questione scaturisce dalla diversa valutazione che i Giudicanti che si sono succeduti hanno dato ad elementi di fatto incontrovertibili, ma suscettibili di diversa valutazione.

False recensioni: multata TripAdvisor

L’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato, intervenendo su segnalazione dell’Unione Nazionale Consumatori, di Federalberghi e di alcuni consumatori, ha accertato la scorrettezza della pratica commerciale realizzata, a partire da settembre 2011, da TripAdvisor LLC (società di diritto statunitense che gestisce il sito www.tripadvisor.it) e da TripAdvisor Italy S.r.l., irrogando in solido ai due operatori una sanzione amministrativa di ben 500 mila euro. 

Con la propria decisione 24 dicembre 2014, l’Antitrust ha rigettato la difesa svolta dall’inserzionista in forza della quale il suo ruolo sarebbe riconducibile a quello di un mero hosting provider, di talché a fortiori avrebbe dovuto essere apprezzato lo sforzo di porre in essere dei meccanismi di controllo, su base esclusivamente volontaria. Come osservato dall’Antitrust “il professionista non si limita”, infatti, “alla memorizzazione di informazioni, ma a causa del modello di business sviluppato svolge anche e soprattutto un’attività di classificazione e sistematizzazione delle informazioni”.
L’Antitrust ha censurato, in particolare, la “diffusione di informazioni ingannevoli sulle fonti delle recensioni pubblicate”, pubblicate sulla banca dati telematica degli operatori, nonché l’inadeguatezza degli strumenti e delle procedure di controllo adottate, incapaci di contrastare il fenomeno delle false recensioni.
Stupisce, a tale ultimo riguardo, il fatto che le risorse umane addette al controllo manuale delle recensioni fossero ridotte a poche unità (solo cinque per l’intera Europa!), di cui, addirittura, una sola a conoscenza della lingua italiana.
In particolare, sono stati censurati i claim commerciali con cui l’inserzionista pubblicizza la propria attività affermando, in modo assertivo, il carattere autentico e genuino delle recensioni, inducendo così i consumatori a ritenere che le informazioni pubblicate siano sempre attendibili in quanto espressione di reali esperienze turistiche di milioni di viaggiatori. Tra gli altri vengono censurati i seguenti claim: "Non importa se preferisci le catene alberghiere o gli hotel di nicchia: su TripAdvisor puoi trovare tante recensioni vere e autentiche, di cui ti puoi fidare. Milioni di viaggiatori hanno pubblicato on-line le proprie opinioni più sincere su hotel, bed & breakfast, pensioni e molto altro"; "Vuoi organizzare un viaggio? Passa prima su TripAdvisor. I viaggiatori della community di TripAdvisor hanno scritto milioni di recensioni sulle loro vacanze migliori e peggiori che ti aiuteranno a decidere cosa fare".
Alla luce delle considerazioni svolte, le condotte contestate violano, a giudizio dell’Autorità, il disposto degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, inducendo in errore milioni di consumatori in ordine alla natura e alle caratteristiche principali del servizio reso e condizionandone indebitamente le scelte economiche nell’individuazione delle strutture turistiche ricercate sul sito.
Entro novanta giorni le due società dovranno comunicare le iniziative assunte per ottemperare al divieto di ulteriore diffusione e continuazione della pratica commerciale scorretta. La sanzione amministrativa dovrà essere pagata entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento.

Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria: keyword advertising

Il Giurì di autodisciplina pubblicitaria, con decisione n. 17 del 18 febbraio 2011, si è pronunciato sulla vertenza che vedeva contrapposte la ricorrente Inspop.com Italy Ltd e le resistenti Assicurazione.it s.p.a. e Cercassicurazioni.it s.r.l., società tutte operanti nel settore dell’intermediazione assicurativa attuata mediante una comparazione effettuata in via telematica.

Le resistenti erano abbonate al servizio di keyword advertising prestato da Google, in forza del quale le imprese che desiderano far apparire il proprio sito Internet ai primi posti, all’esito della ricerca effettuata da un utente, possono acquistare le parole chiave che evocano il nome dei propri prodotti e/o servizi, ovvero il proprio e/o altrui marchio o nome a dominio.

Nel caso specifico, le resistenti avevano acquistato parole chiavi affini o simili ai marchi e nomi a dominio registrati dalla ricorrente (CHIAREZZA e CHIAREZZA.IT), attuando una pratica nota come brand bidding.

A parere della ricorrente tale condotta sarebbe risultata illecita costituendo un agganciamento parassitario alla notorietà dei marchi della ricorrente con conseguente indebito sviamento concorrenziale.

Tale assunto è stato disconosciuto dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria il quale non ha ravvisato alcuna violazione dell’art. 13, comma secondo, del CACC, norma che vieta ogni “sfruttamento del nome, del marchio, della notorietà e dell'immagine aziendale altrui, se inteso a trarre per sé un ingiustificato profitto”.

A parere del Giurì è, innanzitutto, corretto ritenere che l’acquisto di parole chiave all’interno di un motore di ricerca possa configurarsi come “comunicazione commerciale” ai sensi della lettera e) delle norme preliminari del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (CACC) in virtù della visibilità che tale attività comporta per le aziende che decidono di fruire del relativo servizio.

La scelta di parole identiche e/o simili all’altrui marchio registrato non può configurarsi, a parere del Giurì, quale sfruttamento indebito della notorietà altrui, tanto più se si tratta di parole di uso comune (come nel caso di specie – cfr. chiarezza, assicurazione). Né si può ravvisare in capo alle resistenti un “ingiusto profitto” in conseguenza dell’effettuato agganciamento: il profitto è, infatti, quello della visibilità in un “repertorio reticolare di imprese” costituito dai risultati della ricerca Google e non può dirsi che esso sia ingiusto essendo finalizzato ad assicurare una maggiore concorrenza tra imprese. 
Pronuncia n. 17/2011.pdf

 

Commento
Il tema, ancor oggi, di grandissima attualità, è stato affrontato dalla Corte di Giustizia Europea del 23 marzo 2010 nelle cause riunite C-236/08, C-237/08, C-238/08 aventi ad oggetto la asserita violazione dei marchi perpetrata attraverso il servizio di posizionamento di Google AdWords attivato da soggetti concorrenti rispetto ai titolari dei marchi utilizzati e senza il consenso di questi ultimi. 
La Corte sottolinea, innanzitutto, come il prestatore di un servizio di posizionamento consente ai propri clienti inserzionisti di usare segni identici o simili ai marchi altrui, senza fare esso stesso uso di tali segni.

A parere della Corte, “il titolare di un marchio può vietare ad un inserzionista di fare pubblicità – a partire da una parola chiave identica a detto marchio, selezionata da tale inserzionista nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet senza il consenso dello stesso titolare – a prodotti e servizi identici a quelli per cui detto marchio è registrato, qualora la pubblicità di cui trattasi non consenta, o consenta solo difficilmente, all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi indicati nell’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente connessa a quest’ultimo o invece da un terzo”. Nello stesso senso si è pronunciato nel febbraio scorso l’Avvocato Generale in relazione al ricorso presentato dalla società austriaca Wintersteiger AG (si rinvia a quanto riportato sulla Rivista R&P Mag, n. 1, pp. 15-16). Per quanto attiene alle ripercussioni sull’utilizzo a fini pubblicitari del marchio ai danni del suo titolare, a parere della Corte, esse non costituiscono, di per sé, una violazione della «funzione di pubblicità» del marchio.

In conseguenza della citata sentenza, a partire dal 14 settembre 2010 Google ha modificato le policy del servizio Google AdWords per l’acquisto di inserzioni pubblicitarie a pagamento, consentendo la pubblicazione di annunci attivati da una parola chiave associata ad un marchio altrui, purché l’annuncio non risulti fuorviante. A titolo esemplificativo e non esaustivo, l’utilizzo del marchio è, dunque, consentito  per annunci che: (i) utilizzano un termine associato a un marchio quando tale termine è utilizzato in modo generico e descrittivo, senza far riferimento al termine come marchio, (ii) per prodotti e/o servizi in concorrenza tra loro, (iii) per la rivendita di beni o servizi registrati come marchio, (iv) per la vendita di componenti, parti di ricambio o prodotti compatibili corrispondenti a un marchio, (v) per siti di informazioni su di un prodotto o servizio corrispondente al marchio. (M.T.)

Il Tribunale di Milano su blog e diffamazione online

Con sentenza pronunciata in data 19 febbraio 2014 il Tribunale di Milano, Sezione prima, Giudice dott.ssa Flamini, ha condannato il titolare di un blog per aver pubblicato sul medesimo blog e sul proprio sito Internet un articolo, da lui stesso redatto, gravemente diffamatorio e lesivo della reputazione di una multinazionale operante nel settore dell’elettronica.

Nell’aprile 2010 detta multinazionale aveva lanciato sul mercato italiano un nuovo televisore, che consentiva la riproduzione delle immagini e dei colori con grandissima precisione. A distanza di poco tempo dal relativo lancio era comparso sul blog un articolo che evidenziava nel titolo che detto prodotto era “una cagata pazzesca” e che “i produttori di tv raccontano solo stronzate”, articolo pubblicato con il corredo di immagini marcatamente volgari e con contenuti denigratori della tecnologia incorporata nel televisore pubblicizzato.

L’articolo aveva sollevato un enorme dibattito sul blog e pertanto lo stesso risultava visualizzato in posizione privilegiata dai più importanti motori di ricerca.

La società multinazionale aveva diffidato, senza esito, il titolare del blog richiedendo l’immediata cancellazione dell’articolo. Anzi, detta diffida era stata essa stessa altresì pubblicata sul blog e sui social network, alimentando ulteriormente il dibattito e la visibilità dei relativi contenuti. 

In questo quadro, la multinazionale agiva, in sede penale ed in sede civile, nei confronti del titolare del blog, al fine di tutelare l’immagine aziendale e la credibilità dei propri prodotti.

La sentenza oggetto di commento accoglieva le domande della multinazionale, accertando il carattere diffamatorio dell’articolo e condannando il titolare del blog al pagamento in favore della multinazionale di una somma di euro 50.0000,00 oltre interessi dalla data della sentenza al saldo, a titolo risarcitorio del danno non patrimoniale subito. Ordinava altresì la pubblicazione della sentenza per estratto (intestazione e dispositivo) sull’home page del blog e del sito internet personale del suo titolare, a spese di quest’ultimo, con condanna a suo carico al pagamento delle spese processuali.

Osservava il Giudice come “un blog è una sorta di bacheca virtuale dalla quale è possibile esprimere idee, opinioni o fornire notizie nell’ambito di uno spazio di condivisione creato dalla rete” e che, nel caso in esame, lo stesso “… ben lungi dall’assolvere ad una funzione informativa assimilabile a quella della stampa tradizionale, sembra solo il luogo virtuale nel quale, in modo più o meno volgare, i partecipanti si scambiano idee e informazioni”.

Alla luce di tale giudizio, il Tribunale di Milano escludeva che il ruolo del convenuto potesse essere assimilato a quello di un direttore responsabile con obblighi di controllo sugli scritti pubblicati dagli altri partecipanti al blog e con responsabilità a suo carico per i contenuti volgari ed insultanti degli stessi. Riteneva, invece, il convenuto  responsabile in quanto autore dell’articolo diffamatorio, non avendo dimostrato la verità del giudizio prestazionale negativo formulato con riguardo al televisore pubblicizzato ed avendo, in ogni caso, violato il principio di continenza attraverso una forma espressiva (verbale e figurativa) indiscutibilmente volgare ed insultante. 

Osservava il Tribunale di Milano come fossero del tutto inconferenti “… le censure relative al fatto che il requisito della continenza deve essere valutato in modo meno rigoroso quando le notizie sono contenute in un blog, atteso che l’evoluzione della tecnologia, la diffusione di nuovi luoghi virtuali per lo scambio di opinioni ed informazioni non giustifica in alcun modo gli eccessi verbali o figurativi”.

Con riguardo alle richieste risarcitorie formulate dalla multinazionale il Tribunale di Milano riteneva, infine, non provata l’esistenza di danni patrimoniali in capo alla società attrice, stante la visualizzazione dell’articolo ad opera di poco più di 3000 utenti, mentre riteneva sussistente un danno non patrimoniale, non solo per l’oggettiva portata diffamatoria dell’articolo e delle immagini pubblicate, bensì anche per la tipologia di utenti del blog (appassionati di tecnologia) e per l’eco ed il vivace dibattito che era scaturito dalla pubblicazione dell’articolo.

Quanto alla quantificazione del risarcimento, il Tribunale procedeva alla liquidazione del danno nella misura sopra riportata, “tenuto conto della diffusività del mezzo di comunicazione utilizzato per commettere la diffamazione (un blog ed un sito Internet), delle caratteristiche della società attrice (una delle società leader nel settore della tecnologia), delle inevitabili conseguenze sulla reputazione commerciale” della società attrice.

Pubblicità ingannevole e comparativa: il nuovo regolamento AGCM

In data 7 gennaio 2015 è stato pubblicato sul sito dell’AGCM la bozza del nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni, clausole vessatorie” (di seguito “Regolamento AGCM”) in relazione al quale vi è la possibilità, nei trenta giorni successivi alla pubblicazione, di far pervenire all’Autorità le proprie osservazioni.

La nuova bozza ha lo scopo di consolidare un nuovo testo del Regolamento AGCM con le previsioni di cui agli articoli 29 e ss. del D.lgs. 26 marzo 2010 n. 59 relative al divieto di discriminazioni fondate sulla nazionalità o sul luogo di residenza del destinatario del servizio offerto.

Con riferimento alle istruttorie volte ad accertare le violazioni dei “diritti dei consumatori nei contratti”  e le violazioni del “divieto di discriminazione” il Regolamento AGCM si limita a richiamare le disposizioni di cui al neo introdotto art. 20 ter (e, dunque, le norme ivi individuate, già applicate alle pratiche commerciali scorrette), “in quanto compatibili”.

Bisogna porsi al riguardo, innanzitutto, un interrogativo in relazione alla previsione o meno di un illecito amministrativo autonomo in merito a tali ipotesi.

In caso di risposta positiva, dovrebbe concludersi che la fattispecie di violazione sanzionabile dall’AGCM è integrata anche in mancanza dei requisiti di ripetizione, diffusione o idoneità della condotta ad alterare il comportamento del consumatore medio. Verrebbe cioè dato un public enforcement diretto a proteggere il consumatore, in sede amministrativa, anche contro il singolo comportamento illecito del professionista che non abbia le caratteristiche di ripetitività sottese al concetto stesso di “pratica”.

In caso di risposta negativa tali violazioni dovrebbero invece essere ricondotte nell’alveo delle pratiche commerciali scorrette. In questa seconda ipotesi, laddove si configuri nel caso specifico una violazione singola del divieto di discriminazione, inerente uno specifico consumatore, non si avrà competenza dell’AGCM, ma del solo giudice ordinario.

Il vantaggio evidente di tale soluzione, a mio parere, da prediligere, sarebbe anche quello di evitare che un medesimo comportamento sia sanzionato più volte (ad esempio, come pratica commerciale scorretta e come violazione dei diritti dei consumatori nei contratti).

L’art. 66 del Codice del Consumo non mi pare che consenta di concludere, con certezza, a favore dell’una o dell’altra ipotesi, per cui occorrerà comunque attendere le decisioni dell’AGCM sul punto.

Tali valutazioni dovrebbero essere assunte nella fase pre-istruttoria di cui all’art. 5 e portare eventualmente, laddove l’AGCM ritenga che non vi siano i presupposti per l’attivazione dei suoi poteri, ad un’archiviazione per inapplicabilità della normativa di riferimento (lettera b).

Identici provvedimenti pre-istruttori dovranno essere assunti laddove l’AGCM ritenga di non ravvisare una pratica commerciale scorretta ritenendo invece “ferma la competenza delle Autoritàdi regolazione ad esercitare i propri poteri” ai sensi dell’art. 27 comma 1 bis del Codice del Consumo.

Noto come in tale fase pre-istruttoria non sia prevista la partecipazione delle citate Autorità posto che l’art. 16, comma 5, del Regolamento AGCM pospone la richiesta dei pareri alla chiusura dell’attività istruttoria.

Ove vi sia dissonanza tra AGCM ed Autorità regolatorie circa la competenza esclusiva dell’Antitrust, essa verrà dunque rilevata solo ex post, dopo l’intera istruzione della procedura davanti all’AGCM (in sede di rilascio del parere) od, addirittura, dopo la chiusura della stessa intervenuta in fase pre-istruttoria, prima dell’interlocuzione con l’autorità regolatoria.

È evidente che in tale contesto non possono essere escluse diatribe sulle competenze delle diverse autorità, come peraltro già avvenuto in passato.

L’unica soluzione a tale potenziale conflitto è data dall’art. 27, comma 1 bis del Codice del Consumo, il quale prevede che  “le Autorità possono disciplinare con protocolli di intesa gli aspetti applicativi e procedimentali della reciproca collaborazione, nel quadro delle rispettive competenze”.

In tale contesto sarebbe, dunque, auspicabile una individuazione descrittiva della categorie di condotte rilevanti e delle soluzioni di eventuali contrasti di potere tra l’AGCM e le altre autorità regolatorie. Tali linee guida risulterebbero preziose anche per gli operatori consentendo una valutazione più precisa di quelli che potranno essere gli orientamenti applicativi delle decisioni dell’AGCM sul punto.

Altro aspetto che potrebbe determinare un possibile conflitto tra Autorità è offerto, come emerge già dai primi commenti della dottrina, dall’esenzione prevista dall’art. 47, ultimo comma, del Codice del Consumo per gli acquisti fuori dai locali commerciali o nei contratti a distanza che siano di modico valore (inferiori a cinquanta euro). Per essi non troverebbe applicazione l’art. 67  del Codice del Consumo e non vi sarebbe dunque competenza a decidere dell’AGCM.

Si creerebbe così una competenza differenziata sulla base del valore. Si può pensare ad esempio a servizi come quelli “a sovrapprezzo” (i servizi ludici e/o informativi erogati tramite telefoni fissi e/o mobili ) dove avremmo la competenza dell’AGCM laddove il corrispettivo sia inferiore a 50 euro, dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni se superiore.

In questo contesto si può immaginare che anche le scelte commerciali degli operatori siano “guidate” da tale differente scenario e dalla previsione, o meno, di sanzioni afflittive da parte dell’Autorità competente in caso di violazioni accertate.

Un’ultima annotazione con riguardo al disposto dell’art. 20 ter il quale prevede che le istanze di intervento per violazione del divieto di discriminazione, se rivolte direttamente all’AGCM saranno irricevibili, dovendo essere preventivamente trattate, ed auspicabilmente risolte, dal Centro Europeo per i consumatori per l’Italia la cui competenza era già stata prevista dal suindicato decreto n. 59/2010.

Tale previsione è, a mio parere, opportuna in ottica di deflazione dei carichi di lavoro già ad oggi gravanti sull’AGCM e nella logica di favorire la definizione stragiudiziale delle vertenze.

Il dubbio discrimen tra informazione e pubblicità

La Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata con sentenza n. 9020 dell’8 luglio 2014 su un’interessante casistica relativa ad una puntata di una nota trasmissione televisiva in cui era stato effettuato, nell’ambito di un programma informativo-divulgativo destinato al grande pubblico il confronto comparativo tra bresaole di diversi produttori, con partecipazione, quale ospite, del Consorzio di produttori IGP.


Il confronto veniva effettuato tra una bresaola IGP di punta d’anca, ovvero un taglio pregiato, ed una non IGP di sottofesa, meno quotata.

Mentre la prima risultava anonima, ovvero senza segni identificativi, sulla seconda non era stata rimossa l’etichetta recante il marchio del produttore non aderente al Consorzio. Quest’ultimo aveva agito in giudizio contestando all’emittente televisiva, al Consorzio ed al soggetto che si era occupato del reperimento dei campioni di bresaola esposti nel corso della trasmissione, la responsabilità per aver veicolato una pubblicità comparativa illecita.

Tale trasmissione veniva veicolata anche attraverso il sito web dell’emittente e la relativa diffusione veniva interrotta a seguito dell’avvio di una azione d’urgenza del produttore in pendenza del giudizio di merito dallo stesso avviato.

La sentenza sanzionava l’emittente televisiva, responsabile, in quanto organizzatore del programma, dell’anonimità dei prodotti presentati e della corretta cernita dei prodotti da comparare. Non veniva, invece, sanzionato il soggetto incaricato dell’acquisto materiale dei prodotti, pur senza specifica remunerazione, non partecipando esso, strutturalmente, all’organizzazione.

Veniva sanzionato, in solido con l’emittente radiotelevisiva, il Consorzio, stante la giudicata responsabilità del soggetto che aveva partecipato quale ospite della trasmissione per le espressioni verbali usate ed i gesti giudicati denigratori del prodotto di più scadente qualità identificato, per errore materiale, con il marchio della società attrice.

Ciò che attrae l’attenzione del commentatore è la circostanza che venga data per scontata la natura pubblicitaria e non informativa della trasmissione stante la valenza ed effetto pubblicitario del presentare bresaole di produttori diversi orientando lo spettatore al consumo di alcuni di essi, IGP, anzichè non IGP. Ciò indipendentemente dall’esistenza di qualsivoglia elemento probatorio o presuntivo che potesse far deporre circa l’esistenza, rinnegata decisamente dai convenuti, di un rapporto contrattuale/lucrativo tra l’emittente/il conduttore della trasmissione televisiva, da una parte, ed il Consorzio ed il responsabile del reperimento dei campioni di prodotto, dall’altra.

Sotto altro profilo, è interessante come la sentenza commentata giudichi non omogena la comparazione, pur effettuata tra prodotti di identico genus, non essendo, a suo dire, i tranci “ricavati da carni del medesimo pregio e sottoposti alla medesima stagionatura”. Non ci si può non interrogare in merito alla circostanza che una lettura così restrittiva del requisito della omogeneità renda pressochè impossibile l’effettuazione di una comparazione, escludendo la sua legittimità anche laddove essa sia effettuata tra prodotti identici dal punto di vista merceologico, che pur soddisfano i medesimi bisogni.

Passando alla motivazione in punto quantum il Tribunale quantifica il risarcimento del danno nella misura di euro 50.000,00 avuto riguardo “al possibile numero di spettatori capaci di captare i marchi attorei rammostrati per pochi secondi e memorizzarli negativamente” ponendo il relativo risarcimento a carico dell’emittente e del Consorzio responsabili per il loro operato attivo o negligente del danno ingiustamente arrecato.

Pubblicità ingannevole, clausole vessatorie: nuovo regolamento

L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha pubblicato il nuovo “Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette , violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, clausole vessatorie”  (delibera 5 giugno 2014, n. 24955) entrato in vigore il 15 luglio scorso. Le norme del Regolamento aventi ad oggetto le violazioni dei diritti dei consumatori nei contratti sono, invece, applicabili a far data dal 13 giugno 2014 (art. 24).

Il nuovo Regolamento prevede la possibilità che l’Autorità, ricevuta la segnalazione di una pubblicità giudicata ingannevole e/o illecita o di pratiche commerciali giudicate scorrette, qualora sussistano fondati motivi, inviti per iscritto il professionista a rimuovere i profili indicati. Viene fatta salva l’ipotesi che si tratti di un caso di particolare gravità; in quest’ipotesi tale opzione non trova applicazione.

Lo stesso tipo di intervento di moral suasion è parimenti oggi possibile, laddove l’Autorità ravvisi fondati motivi, in caso di giudicata vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori, semprechè non si tratti di un’ipotesi di particolare gravità.

Altra novità è la possibilità di interpello preventivo dell’AGCM (art. 22). Le società possono richiedere all’Autorità un parere in merito all’eventuale vessatorietà delle clausole che intendono inserire nei contratti stipulati con i consumatori inviando un apposito Formulario predisposto dall’Autorità ed allegato al Regolamento.

Si richiede si specificare quale sia la clausola ed i motivi di inserimento della stessa nel contratto che verrà stipulato con il consumatore, le ragioni che inducono il professionista ad inserire quella determinata clausola, nonché le modalità con cui verrà stipulato il contratto. 

Siti web responsabili dei commenti anonimi postati dai lettori

Delfi, uno dei siti d’informazione più conosciuti in Estonia, pubblica nel 2006 un articolo relativo ad una società di traghetti locale, la AS Saaremaa Shipping Company. La società ha, infatti, appena varato un piano per distruggere le ice roadsche collegano le isole estoni alla terraferma.

A seguito della pubblicazione dell’articolo si scatenano i commenti postati dagli utenti contro Vjatséeslav Leedo, azionista di maggioranza della Società di traghetti, il quale si determina così a querelare la testata per diffamazione ed a agire in sede civile a fronte della veicolazione di alcuni post giudicati altamente offensivi. Il ricorrente richiede, oltre alla rimozione dei relativi post, un risarcimento per i danni d’immagine subiti nella misura di 500.000 kroons (circa 32.000,00 euro).

Il processo si conclude, in secondo grado, con una condanna per  la Delfi ritenuta responsabile per i commenti degli utenti giudicati volgari e minacciosi e sanzionata con una (modesta) multa di euro 320,00.

Delfi ricorre avverso detta sentenza alla Corte europea dei diritti dell’uomo la quale, con sentenza pronunciata in data 10 ottobre 2013, rigetta però il ricorso escludendo che nel caso di specie si possa ravvisare una violazione della libertà d’espressione.

A parere della Corte Delfi avrebbe, infatti, dovuto intervenire in via preventiva per impedire la pubblicazione di post giudicati altamente offensivi, mentre invece il portale ha scelto di non intervenire, neppure ex post (essendo la relativa cancellazione successiva al ricevimento della diffida legale da parte del diffamato), volendo trarre indebitamente profitto dall’accresciuto numero di visite degli utenti, utile per incrementare il suo fatturato pubblicitario.

Senza contare che, osserva la Corte, i gestori del sito sono gli unici in grado di cancellare i commenti in questione una volta “postati”, attività che, in effetti, non può essere effettuata né dalla parte offesa, né dagli utenti.

La responsabilità di Delfi viene altresì, infine, ricondotta alla scelta di consentire agli utenti di restare anonimi inserendo i commenti attraverso l’uso di nickname. In questo contesto, sostiene la Corte, imporre alla parte lesa dalla diffamazione l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti appare, a parere della Corte, sproporzionato.

A prima vista sembrerebbe, dunque, che la Corte abbia voluto ipotizzare in capo al sito d’informazione una sorta di “responsabilità oggettiva”, a fronte della quale per liberarsi Delfi avrebbe dovuto fornire la prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare l’illecito diffamatorio produttivo del danno. Se così fosse, ci si troverebbe ad imporre ai siti d’informazione una responsabilità che non trova fondamento nella normativa oggi vigente.

Siamo dunque a una svolta?

Forse no. Per una corretta valutazione della portata della decisione bisogna, infatti, considerare che la decisione della Corte di Strasburgo non è definitiva in quanto è ancora soggetta ad impugnazione al Tribunale di Grande Istanza della Corte e che, in ogni caso, alla Corte non è riconosciuto il potere di interpretare la normativa vigente, bensì solo quello di condannare la parte ad un’equa riparazione laddove rinvenga la violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo, nella specie esclusa.

Ciò che è però interessante è che, secondo quanto riportato dai principali siti d’informazione che l’hanno commentata,  a seguito di questa sentenza Delfi ha imposto ai propri utenti una nuova policy che richiede di registrarsi preventivamente ove vogliano commentare con propri post le notizie pubblicate sul sito. Ha, inoltre, deciso di sottoscrivere il codice di autodisciplina che in Estonia regolamenta privatisticamente l’attività dell’informazione tradizionale cartacea. Con riguardo ai siti d’informazione manca, infatti, una normativa di natura cogente.

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al sito

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-126635

Banche dati online: EXPO GUIDE sanzionata

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato le pratiche commerciali scorrette poste in essere da Expo Guide.

La società in questione ha, infatti, registrato nel suo data base i dati relativi a 247.000 società italiane che avevano partecipato ad eventi fieristici, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte delle stesse all’utilizzo dei propri dati.

La società Expo Guide inviava poi alle società in questione una comunicazione commerciale in cui si richiedeva di verificare, ed eventualmente rettificare, i dati unilateralmente inseriti nel data base telematico presente sul sito www.expo-guide.com denominato “Guida per fiere ed espositori”.

Ciò, in verità, al solo fine di promuovere la sottoscrizione presso la società contattata di un oneroso abbonamento pluriennale ad un servizio di annunci pubblicitari a pagamento, ottenuta mediante un indebito condizionamento del processo decisionale del destinatario, influenzato dai toni  fortemente intimidatori della comunicazione. Nella richiamata comunicazione si paventava, infatti, alla società contattata  che, in difetto di riscontro e di compilazione del modulo allegato, essa sarebbe stata cancellata dall’evento fieristico prescelto. La minaccia risultava ancora più credibile posto che detta comunicazione risultava inserita in una busta con il logo della manifestazione fieristica a cui la società risultava effettivamente iscritta. E, come evidenziato dall’Autorità, “tanto la mancata partecipazione all’esposizione, quanto la cancellazione dei propri dati aziendali dall’almanacco digitale della fiera o dagli archivi dell’ente organizzatore, anche successivamente all’evento stesso, costituiscono per le microimprese un mancato guadagno, nonché la frustrazione delle aspettative di migliore e più diffusa pubblicizzazione dei propri prodotti e servizi e di aumento della clientela”.

Tale elemento, unitamente alla constatazione dell’erroneità ed incompletezza dei dati riportati nel modulo, induceva il destinatario della comunicazione a rettificare i dati ivi riportati ed a inoltrarli alla Expo Guide. Nel periodo compreso tra gennaio 2012 e giugno 2013, ben 3185 società hanno riscontrato la comunicazione commerciale Expo Guide all’esito della pratica commerciale scorretta sopra descritta.

La richiesta di pagamento della prima rata dei corrispettivi dovuti veniva poi inviata successivamente alla scadenza del termine di esercizio del diritti di ripensamento, onde evitare l’esercizio tempestivo di tale diritto da parte della società che aveva dato riscontro alla precedente comunicazione.

A questo punto scattava una pressante procedura di recupero del credito che si articolava in ripetute diffide, inviate anche tramite società di recupero del credito, con minaccia di ricorso ad azioni giudiziarie.

Tale pratica commerciale è stata giudicata dall’AGCM in violazione degli articoli 20, 24, 25, comma 1, lett. d) ed e), nonché 26, comma 1, lett. f) del Codice del Consumo. A parere dell’Autorità “sia l’espediente della pre-iscrizione non richiesta, che le modalità ed i termini adoperati per veicolare la comunicazione commerciale relativa all’offerta del servizio a pagamento, costituiscono elementi necessari per esercitare un’indebita pressione sul processo decisionale delle microimprese, facendolo sfociare nell’acquisto di un servizio non richiesto di annunci pubblicitari a pagamento”.

Parimenti aggressiva è stata giudicata la pratica di ripetuti invii di solleciti di pagamento ad opera di un apposito ufficio denominato “Reparto legale” e della società di diritto cipriota International Credit Assesment Agency, con richiesta di somme, di volta in volta, incrementate per “Interessi e spese di mora” e con la minaccia di agire giudizialmente per il recupero coattivo del credito con ancora maggiori esborsi.

A fronte di dette pratiche è stata irrogata ad Expo Guide S.C. una sanzione amministrativa pecuniaria di euro 500.000,00. 

Per una lettura integrale della decisione si rinvia al link http://www.agcm.it/trasp-statistiche/doc_download/4097-ps9026-provv-19-feb-2014.html .  

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