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Voucher per la digitalizzazione delle PMI

Il voucher per la digitalizzazione delle PMI è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese. Il Ministero dello Sviluppo Economico prevede un contributo di importo non superiore a 10 mila euro, finalizzato all'adozione di interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.

Il voucher è utilizzabile per l'acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l'efficienza aziendale;
  • modernizzare l'organizzazione del lavoro, mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher. Le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite procedura informatica, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018. Già dal 15 gennaio 2018 sarà possibile accedere alla procedura informatica e compilare la domanda.

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Sfide e opportunità d'autunno

La ripresa non è stata facile. Non solo per la nostalgia di una vacanza durata, sempre, troppo poco, ma per gli scenari, interni ed esterni, che ci hanno accolto in un settembre bizzarro, non solo metereologicamente.

La copertura finanziaria di molte delle promesse governative vacilla: alla vigilia della discussione sulla Legge di Stabilità mancano all’appello molti più miliardi di euro di quanti non dicano i giornali. Ebola e il “non-tanto-lontano” conflitto con l’IS agitano le cronache della politica estera rilegando alle pagine interne una guerra civile tutt’altro che risolta o pacificata in Ucraina. Insomma, è difficile tornare ad occuparsi con energia e passione delle nostre tematiche tecnico-giuridiche senza vivere con un’angoscia permanente sullo stato della convivenza sociale sia in Italia sia nel mondo. Ma tant’è! Vediamo quindi di riprendere il filo dei ragionamenti scatenati da quest’ultimo agosto “infuocato” nel mondo del web. Come vi abbiamo raccontato “in diretta” dagli States,  i vari cantieri di discussione relativi (i) alla sicurezza della o, meglio, nella Rete (messa di nuovo a dura prova da un recentissimo attacco di hacker nel mondo finanziario internazionale), (ii) ai furti di identità, (iii) ai numerosissimi followers finti e robotizzati, (iv) alla continua e persistente violazione della privacy e della onorabilità di ciascuno di noi, (v) al drammatico incremento della violenza psicologica nei social network, sono aperti e si arricchiscono di contributi, di parole e di promesse ma non ancora di quei comportamenti mirati ad invertire un trend negativo e preoccupante in corso.

Una opportunità di riflessione collegiale

Proprio con l’intento di fare un punto della situazione con i protagonisti principali della Rete, abbiamo organizzato, su iniziativa della società Optime di Torino, un seminario, a Milano, il prossimo 15 ottobre. Si parlerà delle varie questioni sopra citate approfondendo i profili legali e gli strumenti processuali del rischio reputazionale sul web. Ci sarà poi un intervento dedicato alla privacy e al diritto all’oblio e una serie di contributi sul tema della gestione preventiva del diritto all’identità personale e alla propria onorabilità nei social network. Ne parleranno il Sostituti Procuratore presso la Corte di Cassazione Prof. Giuseppe Corasaniti, il collega Giuseppe Vaciago, lo specialista di comunicazione Fiorenzo Tagliabue, la Prof.ssa Giusella Finocchiaro, gli esperti di Brand e reputation protection Andrea Barchiesi, Luca Vespgnani e Henry Sichel. Al termine dei lavori ci sarà una tavola rotonda riassuntiva delle varie tematiche a cui parteciperanno l’avv. Marilù Capparelli, responsabile dell’ufficio legale di Google Italy, la dott.ssa Laura Bononcini, responsabile policy di Facebook Italia e il sottoscritto nel ruolo di coordinatore dei lavori. Sul prossimo numero di R&P Mag vi aggiorneremo sugli spunti e sugli approfondimenti emersi dai lavori milanesi.

Internet più veloce: forse si parte.

Proprio in queste ore il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Del Rio ha ufficializzato il progetto di un investimento da 7 miliardi di euro nell’area della digitalizzazione del territorio. Entro il 15 di ottobre il piano dovrebbe essere consegnato alla Commissione Europea. Dopo tanto parlare si dovrebbe finalmente essere giunti alla fase esecutiva. L’obiettivo è di dare 100 mega byte a più del 50% della popolazione italiana e almeno 30 mega byte al 100 del territorio entro il 2020. Tenendo conto che siamo ad una quota del 20% (contro una media europea del 50%) il progetto Del Rio dovrebbe veramente costituire un salto di qualità mirato ad allineare il nostro paese agli standard più evoluti in Europa. Anche questa è competitività e anche questa, ci auguriamo, non sia l’ennesima slide senza poi “execution”. Inutile dire che una digitalizzazione maggiore del nostro paese significherebbe maggiori strumenti per tutti i cittadini italiani di partecipare alla grande sfida del mondo del web. A maggior ragione, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, a questa grande sfida tecnologica dovrebbe corrispondere anche l’inserimento di una vera e propria “educazione digitale” come materia nei corsi di apprendimento del nostro sistema scolastico. La tecnologia è una opportunità se “a monte” l’essere umano che la governa è cosciente dei pregi e dei difetti del sistema e ha adeguate capacità di filtro sul bombardamento dei dati che riceve via internet. Ma questo è un discorso sul quale avremo modo di tornare.

A presto dunque e, mi raccomando, occhi e orecchie aperti… siamo in una fase delicata in cui bisogna monitorizzare in modo stringente lo stato avanzamento lavori sia legislativo sia comportamentale.

 

Riccardo Rossotto

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Digitalizzazione e l’accesso legale on line alle opere orfane

autore:

Francesca Florio

Il 27 ottobre scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la direttiva 2012/28/UE del 25 ottobre 2012, volta a disciplinare determinati utilizzi di opere cd. “orfane”, al fine di conseguire gli obiettivi connessi alla loro missione di interesse pubblico. Tale direttiva si inserisce, invero, in un contesto storico in cui si mira a digitalizzare le opere musicali, letterarie e cinematografiche, in modo che quest’ultime possano essere accessibili ad un pubblico più ampio. Per raggiungere tale scopo, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea hanno risolto, introducendo una normativa ad hoc, l’annoso problema relativo alle opere cd. “orfane”, ovvero quelle opere i cui autori non sono identificabili o rintracciabili, rendendo impossibile l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie ai fini della relativa messa a disposizione.
Si delineano, qui di seguito, i punti chiave della nuova normativa:

I.  I soggetti a cui la direttiva è indirizzata.

La predetta direttiva disciplina l’utilizzo di opere “orfane” da parte di:

(i) biblioteche, istituti di istruzione e musei accessibili al pubblico;
(ii) archivi;
(iii) istituti depositari del patrimonio cinematografico o sonoro;
(iv) emittenti di servizio pubblico.

II. Le opere oggetto della disciplina introdotta dalla direttiva

La direttiva in questione si applica a:
(i) libri, riviste, quotidiani, rotocalchi o altre pubblicazioni conservate nelle collezioni dei soggetti di cui ai precedenti punti (i), (ii) e (iii) del precedente paragrafo I;
(ii) opere cinematografiche o audiovisive e fonogrammi conservate nelle collezioni dei soggetti di cui ai precedenti punti (i), (ii) e (iii) del precedente paragrafo I;
(iii) opere cinematografiche o audiovisive e fonogrammi prodotti da emittenti di servizio pubblico fino al 31 dicembre 2002, conservate nei loro archivi;
(iv) opere e fonogrammi appartenenti alle predette categorie che non siano mai stati pubblicati né trasmessi, ma che siano stati resi pubblicamente accessibili dalle organizzazioni di cui al precedente paragrafo I con il consenso dei titolari dei diritti, se è ragionevole presumere che quest’ultimi non si opporrebbero all’utilizzo delle opere e dei fonogrammi in questione;
(v) opere o altri contenuti protetti che siano inclusi, incorporati o che formino parte integrante delle opere e dei fonogrammi di cui ai precedenti punti del presente paragrafo II.
La direttiva si applica a tutte le opere e fonogrammi orfani che sono tutelati dalla legislazione degli Stati membri relativa al diritto d’autore il o successivamente al 29 ottobre 2014. La predetta normativa non si applica agli atti conclusi e ai diritti acquisiti prima del 29 ottobre 2014.

III. Cosa si intende per opere orfane.

L’opera cd. “orfana” è un’opera il cui titolare dei diritti non è stato identificato, o, se anche quest’ultimo sia stato individuato, non sia stato possibile rintracciarlo attraverso una ricerca diligente e registrata.
Qualora via sia più di un titolare dei diritti su un’opera o su un fonogramma e non tutti i titolari siano stati individuati oppure, anche quando siano stati individuati, non siano stati rintracciati in seguito a una ricerca diligente, l’opera o il fonogramma possono essere utilizzati in conformità della direttiva in questione, a condizione che i titolari dei diritti che sono stati identificati e rintracciati abbiano autorizzato, per quanto riguarda i diritti da loro detenuti, le organizzazioni di cui al precedente paragrafo I ad effettuare gli atti di riproduzione e di messa a disposizione del pubblico di cui al successivo paragrafo IV.
Le opere o i fonogrammi considerati orfani in uno Stato membro sono ritenuti tali in tutti gli altri Stati membri.
Lo status di opera “orfana” può venir meno in qualsiasi momento ad opera del titolare dei diritti. Qualora venga meno tale status, al titolare dei diritti di una determinata opera o di un altro contenuto protetto spetta un equo compenso per l’utilizzo che è stato fatto dalle organizzazioni di cui al precedente paragrafo I, nella misura che ciascun Stato membro stabilirà.

IV. Le utilizzazioni consentite

Ai sensi dell’art. 6 della direttiva in questione, i soggetti di cui al precedente paragrafo I possono:

(i) mettere a disposizione del pubblico l’opera “orfana” ai sensi dell’art. 3 della direttiva 2001/29/CE;

(ii) compiere atti di riproduzione dell’opera “orfana”, ai sensi dell’articolo 2 della direttiva 2001/29/CE, a fini di digitalizzazione, messa a disposizione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro.
Le organizzazioni di cui al precedente paragrafo I devono indicare in qualsiasi utilizzo dell’opera “orfana” il nome degli autori e degli altri titolari dei diritti individuati.

V. Recepimento

Gli Stati membri devono adottare disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva in questione entro il 29 ottobre 2014.

(F.F.)
Direttiva 2012/28/UE.pdf

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