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SIAE: raggiunto l’accordo con Netflix per la tutela dei propri repertori on line

Al termine di un lungo negoziato, la Società italiana degli autori ed editori ha concluso un accordo di licenza con Netflix, la piattaforma di streaming on line più famosa al mondo giunta in Italia ormai un anno fa, ai fini dell’utilizzazione di opere musicali, audiovisive e cinematografiche tutelate dalla sezione musica e cinema della SIAE. Il raggiungimento di una tale intesa sancisce ufficialmente il riconoscimento del lavoro creativo e il rispetto dei diritti degli autori ed editori anche da parte di distributori digitali in continua evoluzione come Netflix. Viene in tal modo garantito il pagamento dell’equo compenso a favore degli autori delle opere cinematografiche e la remunerazione degli autori ed editori delle colonne sonore, in linea – secondo quanto dichiarato dalla stessa SIAE – con i modelli contrattuali comuni a tutti gli operatori del settore.

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Copia privata: i chiarimenti della Corte di giustizia UE sul pagamento dell’equo compenso

Con sentenza del 22 settembre 2016, la Corte di Giustizia UE ha posto fine alla controversia sull’equo compenso dovuto per la riproduzione privata per uso personale di opere dell’ingegno. Il procedimento, avviato su ricorso di otto società produttrici o distributrici di apparecchi elettronici, era arrivato al Consiglio di Stato che aveva rimesso alcune questioni pregiudiziali alla Corte Europea. Nel ribadire la legittimità della previsione del compenso per copia privata nella regolamentazione nazionale, la Corte ha ritenuto inadeguato il meccanismo di esenzioni ivi previsto, in quanto non si basa su criteri predeterminati ex ante per stabilire i casi in cui questo non sia dovuto. Illegittimo è anche il sistema di rimborso del compenso, quando sia stato pagato in assenza dei presupposti, che può essere richiesto dal solo utente finale e non anche dal produttore dei supporti e dispositivi.

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Equo compenso per copia privata: il caso dinanzi alla Corte UE

Si è tenuta in questi giorni l’udienza dinanzi alla Corte di Giustizia UE, chiamata ad esprimersi sulla legittimità della normativa italiana sull’equo compenso per copia privata, a seguito del rinvio pregiudiziale operato dal Consiglio di Stato nella causa instaurata da Nokia, Apple e altre società produttrici e distributrici di supporti.

La Corte UE dovrà ora stabilire se sia compatibile con il diritto dell’Unione la normativa italiana che prevede che, per i supporti e dispositivi acquistati per uso esclusivamente professionale (i) possano chiedere il rimborso del compenso solo gli utenti finali e non anche i produttori e (ii) la determinazione dei criteri di esenzione dall’obbligo di versamento del compenso sia rimessa solo alla libera negoziazione privatistica.

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Equo compenso, la Corte di Giustizia decide sull’interpretazione della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione

La CGE si è pronunciata in merito all’interpretazione dell’art. 5, par. 2, a)-b), DIR. 2001/29, specificando che tali disposizioni (1) impongono di differenziare l’entità dell’equo compenso in relazione alle diverse tipologie di utenti e non consentono alla normativa nazionale (2) di assegnare agli editori una parte dell’equo compenso (3) di istituire un sistema di riscossione dell’equo compenso indifferenziato che ricomprenda anche le riproduzioni di spartiti e di riproduzioni contraffatte e (4) di prevedere due forme di remunerazione, una a monte dell’operazione di riproduzione e una a valle della stessa, se la prima sia calcolata unicamente in funzione della velocità dell’apparecchio nel realizzare le riproduzioni e la seconda cambi a seconda che il debitore abbia cooperato o meno alla riscossione di tale remunerazione.

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Stati membri e “prelievo per copia privata”

autore:

Roberta Avarello

Secondo la sentenza emessa dal TAR del Lazio in data 2 marzo 2012, l'equo compenso per copia privata di opere tutelate dal diritto di autore deve essere necessariamente calcolato sulla base del criterio del pregiudizio causato agli autori delle opere protette per effetto dell'introduzione dell'eccezione per copia privata. 
Il TAR ha fatto proprio, altresì, il principio secondo cui gli Stati membri possono istituire, ai fini del finanziamento dell’equo compenso, “un prelievo per copia privata” a carico non dei soggetti privati interessati, bensì di coloro che dispongono di apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione digitale e che, conseguentemente, di diritto o di fatto, mettono tali apparecchia a disposizione dei soggetti privati ovvero rendono loro un servizio di riproduzione. Nell'ambito di un siffatto sistema, il versamento del canone per le copie private incombe, dunque, su tali soggetti che, tuttavia, possono ripercuotere l'importo del prelievo sul prezzo della messa a disposizione di tali apparecchiature, ovvero sul prezzo del servizio di riproduzione da essi reso. Ciò premesso, l'utente privato a favore del quale vengano messi a disposizione i predetti dispositivi deve essere considerato, in realtà, quale "debitore indiretto" dell'equo compenso. Tra l'altro, per l'assoggettamento al compenso in questione non occorre che i dispositivi vengano in concreto utilizzati per la riproduzione delle opere dell'ingegno, essendo sufficiente la loro possibile utilizzazione a tale scopo.
TAR Lazio 2 marzo 2012.pdf

Commento
La sentenza in commento rappresenta il primo punto fermo - immaginiamo di una lunga serie di future decisioni - rispetto all’interpretazione della regolamentazione relativa al pagamento dell’equo compenso per copia privata. La decisione risulta essere molto lunga ed articolata. Tra i tanti temi affrontati dai Giudici, riteniamo maggiormente degno di nota quello relativo al cd. criterio della “prevalenza”. In altri termini, il TAR, come ricordato nella massima, ha considerato irrilevante, al fine del pagamento dell’equo compenso, il fatto che un determinato apparecchio abbia oggettivamente un uso principale diverso da quello di riproduzione di contenuti protetti. Auspichiamo che questo punto possa essere rivisto nel futuro. Se, invero, un apparecchio viene posto in commercio e viene di fatto utilizzato per usi diversi da quello che rileva ai fini del pagamento del compenso, riteniamo che sia troppo rigido il principio secondo cui anche in tal caso debba essere riconosciuto l’equo compenso per copia privata come se si trattasse di un apparecchio che, invece, per definizione, viene realizzato al principale scopo di consentire la riproduzione di contenuti protetti. (R.A.)

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